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Ancora senza sede medici e infermieri di “Ambulatorio solidale Articolo 32”

fabio calamati
Ancora senza sede medici e infermieri di “Ambulatorio solidale Articolo 32”

Sono una quarantina, riconosciuti anche dalla Regione assistono i migranti e chi ha un Isee sotto gli 8.000 euro

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Sono una quarantina, tra medici e infermieri. Coprono tutte le esigenze di salute che ci possono essere (tranne – almeno per il momento – oculistica e otorino) purché i pazienti abbiano un Isee non superiore agli 8.000 euro annui. Oppure una tessera sanitaria scaduta. Oppure ancora, un permesso di soggiorno da rinnovare.

Sono loro, i medici dell’ “Ambulatorio solidale – Articolo 32”, che appena riemersi dall’emergenza Covid, aprono uno sportello informativo e di prenotazione (presso la sede della Lega Italiana Lotta ai Tumori, in via Andreini 4, tutti i mercoledì dalle 10 alle 12, oggi l’inaugurazione), ma lanciano anche un appello alle istituzioni: dateci una sede, ovviamente senza oneri, per poterci custodire i nostri strumenti e le cartelle cliniche, e per essere magari anche punto di riferimento per chi ha bisogno.

E l’esercito di chi ha bisogno cresce di continuo: da gennaio l’ “Ambulatorio solidale” ha trattato oltre cinquanta persone, tra italiani e immigrati. Con una netta prevalenza di questi ultimi, ma semplicemente perché l’organizzazione è stata coinvolta negli screening dei giovani migranti di Vicofaro (per la cronaca: nessun positivo) e di quelli che sono stati spostati nella ex scuola di Spazzavento. Attività che continueranno anche in futuro con una periodicità mensile. Ma gli stessi volontari, per dire, si sono occupati con la Croce Verde di effettuare tamponi a domicilio.

Medici e infermieri di “Articolo 32” non vogliono assolutamente prendersi l’etichetta di «dottori degli immigrati»: la loro proposta è rivolta a tutti coloro che non si possono permettere, per una ragione o per l’altra, assistenza medica convenzionale. Non sono volonterosi allo sbaraglio: la Regione, oltre a fornire un finanziamento, li ha autorizzati in qualità di struttura sanitaria. Gli ambulatori dove operano si appoggiano ad associazioni amiche: quindi alla Croce verde, in via dei Macelli, alla Lilt, all’associazione Voglia di vivere, in via Gentile alle Fornaci. Ma anche per questo una sede sarebbe oltremodo necessaria.

I responsabili lo hanno ripetuto in una conferenza stampa presso la sede di Voglia di vivere alla quale erano presenti il presidente Mauro Quattrocchi, il direttore sanitario Aldo Fedi, Andrea Brachi (Spi Cgil) e alcuni dei circa ottanta soci dell’associazione.

«Contatti sono in corso con il Comune, che finora però non hanno prodotto risultati concreti – osserva Brachi – ma non dovrebbe essere difficile trovare uno spazio da destinare a questo servizio». E il segretario dello Spi Cgil si guarda intorno in modo significativo: in effetti alle Fornaci i fondi inutilizzati non ma ncano di certo. —



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