Gioco
Un Paese di qualità dipende dall’avere una buona formazione
Il prossimo autunno potremo avere una grande possibilità con i fondi del Next Generation Eu: anche Pistoia e provincia ne hanno bisogno
In questi giorni sembra che la priorità nazionale sia la scuola, tutti ne parlano. Purtroppo ciò non significa che la scuola, l’istruzione, la conoscenza siano questioni ad alta priorità nel nostro Paese, e neanche nel territorio della provincia di Pistoia. È a tutti evidente quanto la scuola sia importante, perché oggi suona la prima campanella e le famiglie sono, giustamente, preoccupate che tutto fili liscio. Da troppi anni, però, la scuola non viene trattata come una cosa importante. E si vede. In questo autunno però, se vogliamo, ci può essere una svolta.
Il piano Next Generation Eu ci ha fornito un’indicazione chiara già nel titolo. Dobbiamo pensare alle prossime generazioni. Quelle che nel nostro paese dovranno affrontare una sfida importante rispetto agli altri: dovranno far fronte all’enorme e crescente debito pubblico che noi più anziani lasceremo da colmare. Dobbiamo almeno fornire alle prossimi generazioni le competenze necessarie per affrontarla. E quindi occorre una scuola che funzioni.
Inoltre, per affrontare questi tempi incerti, dove tutto cambia ad una velocità incredibile, per prepararsi ad una vita di benessere, economicamente dignitosa, occorre una formazione robusta. Che offra ai giovani le competenze trasversali che saranno fondamentali anche per affrontare lavori che oggi non esistono neanche.
Entro metà ottobre, i 27 Paesi Ue dovranno presentare il Piano degli investimenti che intendono finanziare con i soldi che la Commissione europea, per la prima volta nella storia, raccoglierà in prima persona. Questi soldi arriveranno a partire dal 2021 a livello centrale e poi saranno investiti sul territorio in base ai progetti presentati in coerenza con quel Piano. Anche gli enti locali dovrebbero essere già al lavoro, dunque, per cogliere questa sfida ed attrarre investimenti.
Pistoia, sempre più sola in fondo a tutte le classifiche regionali, ne avrebbe un gran bisogno. Soprattutto se vuole offrire un futuro di crescita e lavoro qui, sul nostro territorio, ai suoi figli.
Inoltre, una democrazia, per funzionare bene, ha bisogno di teste pensanti come dell’ossigeno. Invece lo scorso anno l’Ocse ci ha detto che il 28% della popolazione tra i 16 e i 65 anni è analfabeta funzionale. Il dato è tra i più alti in Europa ed è molto preoccupante. Vuol dire che queste persone sanno leggere, ma non capiscono il significato di ciò che leggono. Su tutto questo la scuola può fare molto, ma occorre lavorarci.
Le competenze, trasversali e disciplinari, sono fondamentali sia per realizzare una didattica attivante e inclusiva, sia per promuovere la lotta alla disoccupazione giovanile, che in Italia si è ormai stabilizzata da anni attorno al 30% (e con il Covid crescerà ulteriormente). Ovvero un giovane su tre non trova lavoro e, quando lo trova, spesso non è in linea con il suo percorso di studi.
Insomma, è il momento di darsi una mossa.
I territori devono progettare interventi di edilizia scolastica immaginando gli ambienti di apprendimento che facilitino il lavoro faticoso di docenti e discenti. E devono creare legami forti fra le filiere produttive locali e le scuole superiori.
Lo Stato deve provvedere ad un organico adeguato, per quantità e qualità.
Occorre essere lungimiranti. E allora dobbiamo investire in istruzione, formazione, educazione. Istruire il lavoratore, formare la persona, educare il cittadino. In tutti i modi bisogna partire dalla scuola. Perché senza una scuola di qualità non possiamo avere un Paese di qualità. –
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