Toscana
Niente marcia ma la Giustizia si può difendere anche da seduti
In piazza a Quarrata si è tenuto l’evento che per il Covid quest’anno non ha potuto essere in forma itinerante
QUARRATA
In 27 anni la Marcia per la Giustizia Agliana - Quarrata era già cambiata notevolmente. Abbiamo visto la curiosità iniziale intorno all'idea del suo ideatore, Antonio Vermigli della Rete Radiè Resh, diventare un fenomeno di massa nei primi anni del Duemila, quelli dei social forum in cui un fiume colorato di persone arrivate da tutta Italia camminava dai centri della piana per chiedere «un altro mondo possibile» insieme ad Alex Zanotelli, Gino Strada e attivisti di mezzo mondo. Abbiamo visto Beppe Grillo animatore della scena, al tempo dei primi “Vaffa day”, che - proprio per i numeri alti di partecipazione popolare- costrinsero allo spostamento dell'arrivo da piazza Risorgimento allo Stadio. La marcia ha abbracciato gli anni d'oro dei movimenti e fatto i conti negli ultimi tempi con lo sguardo sempre più distratto a temi come mondialità, giustizia, pace, agli scontri sul grande tema dell'accoglienza. È rimasta coerente, partigiana nei contenuti, non si è mai fermata e non l'ha fermata nemmeno il Covid 19 anche se - per la prima volta dal '93- è stata annullata la marcia vera e propria.
«Non abbiamo camminato ma ci siamo lo stesso convocati qui, portati dai nostri sentimenti», ha detto Vermigli, dal palco in piazza a Quarrata dove si è tenuta solo la parte finale e riflessiva dell'evento. In cui sono arrivate puntuali le sferzate ai presenti (mascherati e distanziati) di grintosi habitué della Marcia, come l'artista senegalese Mohamed Ba, la teologa Antonietta Potente, l'ex magistrato Gherardo Colombo e soprattutto Don Luigi Ciotti. Presenza storica alla manifestazione e legato per questo da un rapporto speciale con questo territorio.
«Tutti desideriamo di tornare alla normalità, superando l'emergenza Coronavirus - ha tuonato con la sua innata passione - ma sarebbe un grave errore desiderare un ritorno alla normalità di credersi sani in un mondo già malato. Nel Paese che amo, l'Italia, già prima della pandemia, c'erano 5 milioni di poveri assoluti di cui 1 milione e 200 mila bambini, 9 milioni di persone in povertà relativa. Siamo fanalino di coda in Europa per dispersione scolastica e nel gennaio 2020 è stato certificato l'allargamento delle organizzazioni criminali: tutto prima del Covid. Ed oggi è tutto amplificato».
Giovedì prossimo compirà 75 anni, don Luigi. Antonio Vermigli chiede alla piazza di alzarsi in piedi e fargli un applauso, ma lui risponde alla sua maniera: «Vi chiedo scusa che vi sia stato chiesto di alzarvi per me». Don Luigi rimane un prete di strada anche se anche lui stesso si dice stanco di battaglie che sembrano non veder vittorie. Eppure sono ancora necessarie per spingere al “governo mondiale per l'inclusione” chiesto dal manifesto della Marcia. Sa di avere davanti persone già impegnate, ma ribadisce l'esigenza di una nuova “ecoalfabetizzazione” per portare avanti «l'ecologia della vita». Insorgere per non essere complici, dice. Il pericolo è «lasciarsi imprigionare nei nostri problemi e nei muri delle nostre realtà» dice don Ciotti. Quasi una risposta a chi oggi nega il Coronavirus, come ieri negava le atrocità.
Serve “cambiare sistema” dice anche il giudice Colombo, oggi impegnato in progetti di educazione nel carcere di Milano. «Cambiare la cultura è difficile ma lo si può fare mettendo insieme gli impegni individuali». Insieme è stata una delle parole più ascoltate: come a ricordare la necessità di condividere pur ai tempi dell'isolamento fisico per battere il virus. Un isolamento vero quello dei gonfaloni di Quarrata e di Prato, della Provincia di Pistoia e della Regione Toscana, unici vessilli di un palco mai così tristemente vuoto di adesioni istituzionali. —
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