Il Tirreno

Pistoia

sagra di mezzestate 

Quella “fattucchiera et striga” che evocava esseri demoniaci

ANTONIO LO CONTE
Quella “fattucchiera et striga” che evocava esseri demoniaci

In piazza a Cutigliano va in scena il processo storico in costume medievale a “monna Elena” 

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CUTIGLIANO

La denuncia per “stregheria” è stata presentata dal cerusico, nonché chirurgo e barbiere del paese. Che l’accusa di essersela trovata, pesante come il piombo, appollaiata sulla sua pancia in piena notte, mentre dormiva. Inoltre di far spegnere tutte le fiamme al suo passaggio, di attirare i corvi, di avergli fatto seccare l’orto, di aver stranamente ammansito all’istante il suo “salvaticissimo” gatto nero e, per ultimo – non senza imbarazzo nel riferirlo – di avergli fatto una fattura o altro malefico sortilegio, privandolo della sua «valentia de homo». Decisamente troppo!

Nell’ambito delle iniziative per la Sagra di Mezzestate, allestita nel piazzale Sant’Antonio di Cutigliano, questo pomeriggio, con inizio alle ore 17, sarà celebrato un processo storico in costume medievale.

Protagonista di quest’anno, una donna di Cutigliano, monna Elena, «vocata Fiammetta» (interpretata dall’avvocatessa Elena Baldi), sulla quale grava l’accusa di essere «eretica, fattucchiera et striga», nonché dedita alla raccolta di erbe officinali.

A rincuorare e sostenere l’innocenza della presunta strega durante il processo, l’agguerrita madre (Marisa Gerini) e la non meno combattiva sorella (Elena Saielli).

A presentare la denuncia, come detto, il cerusico, chirurgo e barbiere del paese (Simone Antonetti), e a dargli manforte, la sua assistente e infermiera (Betta Bottaini). Quest’ultima giura di aver visto, con «l’oculi suoi», monna Elena ferma nel mezzo di un crocevia, e subito dopo lanciare in aria, ad un’altezza sbalorditiva, un galletto nero, immediatamente ghermito al volo da un essere demoniaco sbucato in cielo dal nulla. Il tutto mentre pronunciava strane cantilene invocanti il potere sulla pioggia, fulmini e grandine.

Alla corte giudicante composta dal Vicario Inquisitore delegato (Antonio Lo Conte), dal capitano della Montagna di Pistoia (Francesco Tamburini) dal notaio cancelliere (il sindaco di Abetone Cutigliano, Diego Petrucci) spetterà dunque il difficile compito di accertare la verità ed emettere la giusta sentenza.

In caso di condanna l’accusata rischia di perire sulle fiamme ardenti.

A scontrarsi sugli opposti fronti processuali, l’ “advocatus” delegato per l’accusa (Mauro Querci, presidente della Pro Loco di Serravalle Pistoiese) e l’“advocatus” della difesa (l’avvocato pistoiese Fausto Malucchi), quest’ultimo preventivamente ammonito dalla Corte «di badare a non schierarsi dalla parte dello maligno» nell’esercizio delle sue funzioni di difensore dell’inquisita.

La tutela dell’ordine e sicurezza pubblica sarà assicurata dal Nunzio comunale di Cutigliano (Marco Romani), e l’assistenza spirituale da un frate Francescano (Fabio Schiavetta).

Durante il processo interverrà, inattesa, la moglie del cerusico (Chiara Innocenti, ex assessore alla Cultura della Provincia di Pistoia) per riferire fatti importanti, non noti in precedenza alla Corte.

Questo «processo alla strega», pur rifacendosi a norme e procedure tratte dai manuali noti agli inquisitori (“Malleus Maleficarum”, “Compendium Maleficarum”, eccetera) e tragga spunto da casi effettivamente citati, è frutto dell’invenzione e della fantasia.

È stato perciò volutamente ambientato nell’Anno Domini 1400, «in tempore di pestilentissimo contagio», perché proprio in tale anno Pistoia e i comuni del suo territorio furono interessati da una grave epidemia di peste: ciò darà modo ai protagonisti in abiti medievali (e al pubblico presente) di indossare opportunamente la mascherina.

Alla fine, la presunta strega sarà condannata al rogo per strappare la nera anima al diavolo. O forse no. —



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