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Fu rubata dai fascisti: ritrovata la bandiera dei giovani Psi

GIACOMO CAROBBI
Fu rubata dai fascisti: ritrovata la bandiera dei giovani Psi

A Bonelle si è aperto il dibattito sull’opportunità di chiederne la restituzione Lo storico Stefano Bartolini: «Fu presa dagli squadristi nei primi anni Venti»

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PISTOIA

C’è anche un pezzo di Pistoia tra le centinaia di gagliardetti militari, labari e drappi che mercoledì a Roma i militari del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale hanno rinvenuto al termine dell’indagine sulla sparizione dall’Archivio centrale dello Stato di gran parte del patrimonio del Fondo “Mostra della Rivoluzione Fascista”. Si tratta di una grande bandiera rossa, appartenuta alla sezione giovanile di Bonelle del Partito Socialista Italiano, che da ieri suscita la curiosità dei pistoiesi per essere apparsa sul web tra le foto che documentano il ritrovamento. A poche ore dalla segnalazione sui social si è aperto un dibattito sull’opportunità di richiederne la restituzione e sulla ricerca delle circostanze che hanno portato la bandiera bonellina a far parte del bottino fascista. In un primo momento si era anche insinuato il dubbio che il drappo potesse non avere origini pistoiesi. A chiarire le cose è intervenuto lo storico Stefano Bartolini, responsabile dell’archivio della Fondazione Valore Lavoro, che da anni si occupa di studiare i fatti legati alle violenze del periodo fascista e più in generale delle lotte operaie del Novecento.

«La bandiera proviene effettivamente da Bonelle – ha spiegato Bartolini – questa come tantissime altre (un’altra di Bonelle e una di Bottegone, ad esempio) furono le prede belliche prese dagli squadristi fascisti nei primissimi anni ’20 durante le spedizioni contro le Camere del Lavoro sindacali e le sedi socialiste, comuniste e anarchiche».

La frazione pistoiese, «detta localmente “Bonelle la rossa” per l’alta concentrazione di operai della San Giorgio e lavoratori della Federterra», come sottolinea lo studioso, negli anni immediatamente successivi al biennio rosso fu teatro di numerosi episodi di violenza da parte dei fedeli di Mussolini. La prima ondata di attacchi risale alla primavera del 1921 quando alcuni comunisti furono accusati dell’omicidio del fascista Inglesco Urbani, scomparso e poi riapparso in città dopo qualche mese, quando le rappresaglie si erano ormai consumate. Le violenze proseguirono anche nel 1922: «Quell’anno Bonelle fu attaccata più volte – prosegue Bartolini – nel mese di agosto furono incendiate diverse case di comunisti e socialisti».

Le bandiere hanno sempre fatto parte della collezione che il regime utilizzava per magnificare le proprie gesta. Quella di Bonelle, in particolare, era stata trafugata dall’Archivio Centrale di Stato, dove i pezzi sono custoditi dal 1955 a seguito della donazione da parte degli eredi dell’ambasciatore Sergio Fenoaltea. «Nel 1932 – sottolinea Bartolini – il fascismo organizzò una mostra per celebrare il decennale della “rivoluzione fascista” ed espose anche questi materiali. Poi ci furono altre occasioni analoghe fino al 1942».

In molti si chiedono se esista una possibilità che le bandiere possano far rientro in città. «È bello che in molti si siano interessati alle sorti di queste bandiere – commenta Bartolini – tuttavia c’è un vincolo archivistico che le lega indissolubilmente al resto del materiale facente parte del fondo. Fino ad oggi non è mai stato possibile richiederle nemmeno in prestito temporaneo ma non è escluso che, alla luce di questa notizia e del conseguente interessamento della gente, in futuro le cose possano cambiare». –



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