Il lutto
Pistoia celebra San Bartolomeo tra unzioni fai-da-te e “pippi”
Nonostante i drastici cambiamenti imposti quest’anno dalle norme anti-Covid quella in onore del patrono dei bambini continua ad essere la festa più amata
PISTOIA
Nonostante i drastici cambiamenti imposti dalle norme anti-Covid, continua ad essere la festa più amata dai pistoiesi. E anche ieri, giorno di San Bartolomeo, protettore dei bambini, i pistoiesi, grandi e piccini, lo hanno dimostrato partecipando numerosi alle varie cerimonie religiose organizzate necessariamente all’esterno, nel giardino della chiesa intitolata al santo. La tradizionale unzione, quest’anno, non è avvenuta per mano del sacerdote ma è stata auto-impartita grazie ai kit fai-da-te: in una busta, un batuffolo di cotone imbevuto di olio benedetto. E poi tanti genitori e figli ad aggirarsi fra le bancarelle cariche di giochi e di dolciumi, soprattutto delle classiche corone di “pippi”, i tradizionali biscotti che accompagnano la festa.
Festa che affonda le sue radici indietro nei secoli. Il rito risale all’arrivo dei canonici lateranensi dell’Ordine di Sant’Agostino, che sostituirono i monaci benedettini nel complesso di San Bartolomeo nel 1433. Fu però nel 1473 che la festa acquisì una dimensione più ricca e solenne, quando il cardinale Niccolò Forteguerri, con l’istituzione della Pia Casa di Sapienza, fece dono delle sue proprietà al comune di Pistoia, finanziando anche i festeggiamenti in favore di San Bartolomeo, che a Pistoia tradizionalmente sono sinonimo di festa dei bambini. Infatti, in passato, le mamme pistoiesi usavano chiamare i loro bambini “sbucciati” (per via delle ginocchia spesso scorticate nelle cadute), oppure sambartolomei, sambartolomeini. Appellativo che deriva dalla triste sorte accorsa a quel Natanaele (in aramaico Bar Talmaj, da cui Bartolomeo) di Cana di Galilea che, dopo aver incontrato Gesù, visse ed operò in Mesopotamia ed Asia Minore, per poi essere condannato a morte per scorticamento, in Armenia. —
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