Attenzione
Quando il movimento dei mezzadri rivendicava diritti e giustizia
Uno “sciopero del bestiame” a Lamporecchio nella foto in regalo martedì 18 per i lettori del Tirreno
PISTOIA. Se si pensa alle lotte per il lavoro nel primo dopguerra del secolo scorso, quello che salta in mente subito è lo scontro sociale dentro le fabbriche. Operai contro padroni, nel tentativo di evitare che fossero solo i licenziamenti di massa a consentire la sopravvivenza di grandi aziende industriali che stentavano a ripartire, tra le macerie – anche economiche – che aveva lasciato dietro di sé la guerra.
Così è stato anche per la serie di immagini d’epoca che da martedì scorso Il Tirreno sta regalando ogni giorno della settimana ai suoi lettori, grazie alla indispensabile collaborazione della Fondazione Valore Lavoro e del suo direttore Stefano Bartolini. Foto che vengono regalate con il giornale dal martedì al venerdì. Se la prima foto era quella di una manifestazione operaia in piazza del Duomo, la seconda si riferiva a Campo Tizzoro, centro nevralgico dell’industria pistoiese di allora, con il grande stabilimento della Smi. E anche la terza fotografia della serie, quella regalata ieri, entra agevolmente nel discorso: si trattava infatti dell’immagine del funerale di Ugo Schiano, il giovanissimo operaio della San Giorgio ucciso negli scontri con la polizia in occasione di un corteo di protesta per i licenziamenti proprio alla Smi. La foto in regalo oggi, con la giovane donna che interviene in un comizio in piazza Garibaldi, è l’ultima della settimana prima di Ferragosto.
Ma se da un lato c’era il mondo delle grandi fabbriche, come la San Giorgio (poi Breda) e la Smi, dall’altro la piana pistoiese era ancora un’area tradizionalmente agricola, con il vivaismo ancora ben lontano dalla presenza quasi totalizzante dei nostri giorni. E profondamente rurale era anche il Montalbano.
Ma la fine della seconda guerra mondiale lasciò anche il mondo contadino in subbuglio. A Pistoia come nel resto d’Italia era ben diffuso il movimento mezzadrile per la riforma agraria, cioè lo sforzo portato avanti dai cosiddetti “mezzadri” di smontare gli obblighi che li incatenavano alle terre dei grandi proprietari.
Le manifestazioni dei mezzadri furono chiamate scioperi: da quelli della trebbiatura (il primo porta la data del luglio 1946) a quelli del bestiame, con i buoi aggiogati portati a sfilare per protesta. Proprio ad un episodio del genere si riferisce la foto in regalo martedì 18, che ha un dove e un quando precisi: Lamporecchio, 12 agosto 1961. «Sia riconosciuto ai mezzadri il pieno esercizio dei diritti sindacali» chiede il cartello montato su un carro agricolo. La località non è un caso: Larciano e Lamporecchio sono sempre stati, a Pistoia, le roccaforti della Federmezzadri, l’organizzazione più forte del settore.
Tre anni dopo la foto, nel 1964, la legge 756 vietò la stipula di nuovi contratti di mezzadria. Ma intanto nelle campagne era in atto già un altro fenomeno: il cosiddetto abbandono, o addirittura fuga, verso le città e un’esistenza diversa e che si pensava migliore. Ma il filo rosso della lotta per i diritti continua ad unire tutti questi mondi. —
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