Gioco
«Non neghiamo l’inquinamento anzi, cerchiamo di combatterlo»
Daniele Lombardi, il direttore di Confagricoltura Pistoia, replica al Wwf e alla consigliera Carla Breschi dopo la diffusione dei dati dell’Arpat
la polemica
«Basta un solo aspetto del testo di accusa di Wwf Toscana nei confronti dei vivaisti pistoiesi a certificare il loro atteggiamento preconcetto e fazioso: ci accusano di immobilismo (e addirittura di negazionismo, nonostante esplicite dichiarazioni nostre di tutt’altro segno) sul fronte della riduzione dei fitofarmaci, glifosate in testa, ma non dicono niente alla Regione, che aveva siglato con noi lo scorso novembre un protocollo d’intesa per favorire una riconversione dei vivai che li mettesse in grado di ridurre al minimo gli erbicidi e poi non ha dato seguito alla promessa di sostegno economico... Come mai se la prendono solo con noi?».
È quanto dichiara il direttore di Confagricoltura Pistoia Daniele Lombardi in risposta a Wwf Toscana sulla questione dei dati Arpat sui residui di fitofarmaci, e in particolare di glifosate e Ampa, nelle acque superficiali della provincia di Pistoia.
Lombardi si rivolge poi alla consigliera comunale Carla Breschi e ribadisce anche che «non è molto scientifico fare dichiarazioni generiche sul glifosate come causa di danni alla salute e tumori senza portare prove e dati, meglio se riferiti al nostro territorio. Anche perché, come ammette Wwf Toscana, “il glifosate è ancora legale” e se una scienziata come Elena Cattaneo ha firmato una mozione in Senato che subordina eventuali riduzioni dell’uso del glifosate a valutazioni sanitarie, ambientali ed economiche, qualche ragione ci sarà».
«A Wwf Toscana – continua il direttore di Confagricoltura – dico, ripetendo in parte concetti già espressi nei precedenti comunicati, che noi non neghiamo il problema glifosate, come finge di non sapere Wwf, altrimenti non avremmo sottoscritto il protocollo con la Regione, rimasto inattuato per inadempienze non nostre. Abbiamo semplicemente replicato a speculazioni ed interpretazioni allarmistiche dei dati Arpat, perché si tratta di un problema ambientale riguardante le acque superficiali: un effetto collaterale indesiderato simile a quello della maggior parte delle attività produttive, che però a differenza della nostra non producono ossigeno e non contrastano il rischio ambientale maggiore, che è il riscaldamento terrestre».
«Comunque ribadiamo, come sostenuto anche da altri colleghi, – conclude Lombardi – che il distretto vivaistico non può avere parametri paragonabili a quelli di un’area protetta. Tutto questo per problemi ambientali che, con buona pace del Wwf, sono una pagliuzza rispetto alla trave dell’inquinamento dell’aria». –
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