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Cento anni fa nasceva Artidoro Berti, l’inventore della Pistoia-Abetone

Alessandra Tuci
Cento anni fa nasceva Artidoro Berti, l’inventore della Pistoia-Abetone

È stato il fondatore dell’atletica a Pistoia. Chiamò la figlia Maratona e a scuola la maestra pensò a un errore di scrittura Stasera Iano lo ricorda 

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PISTOIA

D’oro, come i suoi arti. Grande, come il suo cuore immenso. Cento anni fa nasceva Artidoro Berti, il maratoneta pistoiese che ideò la famosa Pistoia-Abetone. Un uomo umile, dedito al lavoro, alla famiglia e alla sua viscerale passione: l’atletica. Artidoro era un fiume in piena. Un vulcano in continua attività pronto a mettersi in gioco in qualsiasi momento, anche quando a 48 anni decise di percorrere in solitaria gli oltre 50 chilometri che separano Pistoia dall’Abetone, vestito di una semplice tuta azzurrina e con un berretto di lana a strisce. A raccontarci di lui è la figlia, Maratona Berti, la cui origine del nome ha bisogno di poche spiegazioni.

«La maestra a scuola pensava ad un errore di scrittura e non ad un nome di battesimo così particolare – dice Maratona, con emozione – E io dopo la richiesta di spiegazioni ero contenta di raccontare le origini di quel nome».

Fin da ragazzo Artidoro amava correre a piedi e in bicicletta, con una predilezione per le ciclocampestri. Nel 1939 fu arruolato e nel 1940 partì per il fronte, in Albania, poi in Grecia fino a partecipare alla campagna italiana di Russia. Sposò Caterina ed ebbe tre figli: Mauro, Germano e Maratona.

«Era un uomo di fatica sia nello sport che nel lavoro – continua la figlia – per diversi anni fu il custode del campo scuola, dove andammo a vivere. Lo curava con tanta passione, era diventato un giardino. Amava gli atleti, aveva sempre una parola di incoraggiamento per tutti. Era un uomo semplice e generoso».

Artidoro è stato il primo a far nascere l’atletica a Pistoia. «L’ha fondata lui a Monteoliveto. Aveva improvvisato il salto in lungo ad esempio, la pista dei cento metri davanti alle tribune dello stadio. Aveva poco tempo per allenarsi, ma nonostante questo ha raggiunto traguardi di assoluto prestigio: due titoli italiani, una partecipazione alle olimpiadi di Helsinki nel 1952».

Poi l’idea della Pistoia-Abetone. Era il 20 ottobre 1968: «Voleva dimostrare che anche un’vecchietto’come lui poteva percorrere 50 chilometri in salita partendo da Pistoia ed arrivando all’Abetone. Negli anni successivi la Pistoia Abetone sarebbe diventata una gara internazionale, conosciuta ovunque e corsa ancora oggi. Zeno Colò lo ricevette e gli consegnò una medaglia in ricordo di quell’impresa. Mi ricordo che lui non stava nella pelle: quando decise di fare questa impresa c’erano le olimpiadi in Messico. “Voglio dimostrare a tutti quanta fatica fa un maratoneta”, disse. Alcuni incalzarono mia madre a farsi un vestito nero perché sarebbe scoppiato di sicuro».

Un’altra grande passione erano appunto gli Alpini, di cui Artidoro era orgoglioso di fare parte. «Lui per me è stato un piccolo grande uomo, un padre semplice, umile ed affettuoso. Ricordarlo oggi, a cento anni dalla sua nascita, mi dà un’emozione indescrivibile».

Stasera l’atleta pistoiese sarà ricordato a Iano, il paesino in cui ha vissuto. –

Alessandra Tuci

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