Gioco
Cantiere di via Stelvio «Nel vuoto la richiesta di accesso agli atti»
pistoia
“Là dove c’era l’erba, tra poco ci sarà una città”... Non siamo nella milanese via Gluck cara a Celentano ma nella pistoiese via Stelvio. Dove, in una calda domenica di fine luglio, Stelvio, fra le palazzine del popoloso quartiere tra via Dalmazia e la ferrovia Porrettana, c’è poca voglia di cantare. I membri del comitato “Salviamo il parco Stelvio” continuano la loro battaglia contro il progetto che trasformerà gran parte dell’area verde rimasta in un edificio residenziale con 30 appartamenti a canone calmierato.
Sono arrabbiati, dicono, per le mancate risposte da parte del Comune sul progetto della società Investire (finanziato anche dalla Fondazione Caripit), che ha acquistato il terreno prima di proprietà pubblica. «Avevamo fatto richiesta di accesso agli atti per ricostruire la storia di questo progetto, lo scorso 19 giugno – dicono Marco Fedi, Arianna Tani e Marzia Vannucchi, del comitato – Il Comune aveva 30 giorni per rispondere ma non c’è arrivata nessun tipo di risposta».
Vani sono stati anche i tentativi di chiedere un incontro diretto col sindaco Alessandro Tomasi mentre al sopralluogo da parte dell’assessore Alessio Bartolomei, che aveva proposto un incontro con i progettisti, non è seguito nulla di concreto. «L’appuntamento è sempre stato rimandato – dicono dal comitato – fino a che ci hanno detto che i progettisti non ci volevano incontrare, anche giustamente, perché loro fanno quello che gli viene detto, mentre qui servono risposte dalla politica. Nei programmi si parlava di salvare il verde mentre poi manca la volontà politica nell’impegnarsi nel farlo».
Il comitato a inizio giugno ha iniziato la protesta contro il progetto di “social housing”, approvato in verità dal consiglio comunale già il 25 novembre scorso.
«Quando dal Comune ci dicono che qui si poteva costruire da 30 anni – continuano i residenti – ci chiediamo però come mai il progetto è stato approvato ora. Come mai le due aste per la vendita nel 2016 e nel 2017 sono andate a vuoto e si è proceduto con trattativa privata. Volevamo accedere agli atti proprio per ricostruire la storia. Come mai il progetto è andato in porto ora? Forse perché dagli iniziali 21 appartamenti previsti, ora il progetto ne prevede 30? O perché sono stati dimezzati gli oneri di urbanizzazione tanto da diventare quest’area un boccone appetibile? . Se il diritto alla casa è sacro, non si capisce perché ci si concentri qui quando ci sono molte altre aree individuate per il social housing».
Durante l’incontro, arrivano diverse mamme con i bambini piccoli che si mettono subito a giocare sotto i palazzi. Godendosi, ci fanno capire, una giornata di tranquillità dopo l’assaggio nei giorni scorsi del cantiere a base di nuvole di polvere e frastuono. Cosa succederà a settembre quando riaprirà anche la scuola Galileo, confinante col cantiere? si chiedono. E aggiungono di aver chiesto delucidazioni sull’impatto ambientale.
«Se non avremo risposte chiameremo l’Arpat», concludono. –
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