La protesta
Lombardi: «Ambiente ok ma non uccidete il vivaismo»
Attacco alla consigliera Carla Breschi: sul glifosate solo dichiarazioni generiche e non molto scientifiche. A Pistoia quale tipo di esposizione?
PISTOIA
Nel giorno in cui Associazione vivaisti italiani e Distretto floro-vivaistico (vedi sopra) dicono la loro sull’inquinamento da glifosate messo in evidenza dall’Arpat, anche Confagricoltura interviene nel dibattito.
Lo fa con il direttore Daniele Lombardi, che parte sottolineando come gli stessi dati Arpat mostrino un miglioramento della situazione nei corsi d’acqua che attraversano il distretto, mentre il peggioramento è confinato in due stazioni di rilevamento marginali e probabilmente condizionate da altre attività produttive. Per Lombardi, poi, gli stessi tecnici Arpat ipotizzano poi misure correttive insostenibili. «Bene l’eco-sostenibilità e la riduzione dei fitofarmaci, ma qualsiasi attività produttiva non può essere paragonata alle aree naturali protette. Ciò equivarrebbe alla chiusura del Distretto vivaistico».
Ma Lombardi replica anche alle accuse ai vivaisti di un gruppo di esponenti del consiglio comunale pistoiese e, compresa la dottoressa Carla Breschi (consigliere comunale del gruppo autonomo). «Non mi pare molto scientifico e corretto sul piano della logica argomentativa – dice il direttore di Confagricoltura Pistoia – sostenere, così senza prove, che i dati negativi non possono essere imputabili a “poche mele marce”, bensì quindi a molti vivaisti, solo perché “il valore del diserbante” è aumentato. Ciò sia perché gli aumenti di residui, come ci hanno spiegato i tecnici, sono circoscritti a soli due torrenti riguardanti marginalmente il distretto e in un caso sembrano dipendere chiaramente anche da altre attività, sia perché davvero gli aumenti di valore potrebbero dipendere da pochi comportamenti illeciti, al limite anche dal mancato rispetto dei distanziamenti di un solo soggetto». E poi «non è molto scientifico nemmeno fare dichiarazioni generiche sul glifosate come causa di danni alla salute e tumori: in che senso? Quando ingerito o in relazione a quale tipo di esposizione? Qui a Pistoia non viene ingerito perché i dati delle acque destinate alla potabilizzazione sono a norma. Riguardo poi all’esposizione di chi lo applica nei campi, a parte che gli unici a rischiare saremmo noi agricoltori e i giardinieri e quindi siamo i primi a tenerci, dipende dalle buone pratiche e procedure adottate nella somministrazione del fitofarmaco».
Ultima risposta alle preoccupazioni espresse dal vescovo Fausto Tardelli. Lombardi le condivide, assicura l’intenzione dei vivaisti di riportare i livelli dei fitofarmaci al di sotto dei limiti consentiti. Ma la sua è una valutazione assai migliore di quella del presule sull’attuale situazione. E, aggiunge, « non riteniamo che sia percorribile nel breve termine la strada di un vivaismo ornamentale pistoiese tutto “bio”». —
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