Il Tirreno

Pistoia

la polemica 

«È falso che i vivai minaccino la salute» Associazione e Distretto si difendono

fabio calamati

L’Arpat ha rilevato l’alta presenza di erbicidi nei torrenti. «Ma dove ci sono le nostre aziende, l’inquinamento cala»

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PISTOIA

Associazione vivaisti italiani e Distretto floro-vivaistico replicano agli ultimi dati dell’Arpat sull’inquinamento dei corsi d’acqua della piana pistoiese, diffusi circa due settimane fa. Il punto fondamentale che vogliono mettere in rilievo è che «nessun danno alla salute dei cittadini è derivta dalle attività dei vivaisti del distretto pistoiese nel 2019».

Infatti «non solo sono risultate negli standard di qualità le acque sotterranee e in buona condizione quelle superficiali destinate alla potabilizzazione (vedi “Tirreno” del 17 luglio, ndr), con quasi tutte le stazioni di monitoraggio in classe A1 (la migliore), ma anche per le altre acque superficiali, oggetto di allarmismi nei giorni scorsi, è fuorviante sostenere che nel 2019 ci sia stato in generale un aumento dei residui di fitofarmaci e quindi un’inversione di tendenza nella riduzione dell’uso di erbicidi avviato negli ultimi anni».

Per la cronaca, l’Arpat riconosceva in effetti un miglioramento complessivo dei dati sull’inquinamento, ma lo giudicava debole e da confermare, mentre gli standard di qualità da raggiungere sarebbero ancora lontani. A fronte di questo, Associazione e Distretto osservano innanzitutto che il miglioramento della salute dei corsi d’acqua pistoiesi sarebbe più veloce se «fosse dato seguito al protocollo d’intesa siglato lo scorso novembre con noi dalla Regione, che aveva promesso a tal proposito un sostegno economico (per ora non pervenuto) ai vivaisti».

C’è poi una serie di obiezioni nel merito al modo in cui sono stati interpretati alcuni dati Arpat.

La nota sottolinea che «nelle cinque stazioni di monitoraggio delle acque superficiali che attraversano il distretto vivaistico il trend 2016-2019 è complessivamente in miglioramento e sono diminuiti i residui di prodotti fitosanitari anche tra il 2018 e il 2019». Questo vale per 3 stazioni (torrente Dogaia, torrente Stella e torrente Brana), mentre le altre 2 (Ombrone – Caserana) e Ombrone – Poggio a Caiano) che hanno dati peggiori «interessano marginalmente il distrettoe presentano dati molto sospetti perché in prossimità di depuratori e altre attività». In particolare, l’Ampa (acido aminometilfosfonico) è legato anche all’attività delle lavanderie.

«Qualunque siano le cause – sottolinea Luca Magazzini, presidente dell’Associazione vivaisti – chiediamo che ci sia un approccio più razionale ai dati di Arpat. Se continuano queste speculazioni, rischiamo di mettere in crisi irragionevolmente la produzione del verde, un’eccellenza del made in Tuscany: l’arma più importante a disposizione per contrastare il rischio ambientale numero uno del pianeta, cioè l’inquinamento dell’aria».

«Il vivaismo ha iniziato un percorso virtuoso verso l’eco-sostenibilità – aggiunge Francesco Mati, presidente del Distretto vivaistico di Pistoia – e i recenti dati ci dicono che il trend è in miglioramento. A conferma di simile tendenza, segnalo che nell’ultimo anno sono aumentati del 400% gli acquisti di prodotti alternativi agli erbicidi». –

fabio calamati

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