Sicurezza
Incidente a Pracchia migliora il ragazzo
pracchia
Mentre si attende di conoscere il giorno del funerale dei coniugi fiorentini morti martedì a Pracchia in un drammatico incidente stradale, arrivano notizie consolanti dall’ospedale pediatrico Meyer, dove si trova ricoverato il nipote undicenne della coppia, che si trovava in auto con loro e che è stato trasportato lì in codice rosso a bordo dell’elisoccorso. Le sue condizioni cliniche sono migliorate e i medici confermano che non è in pericolo di vita. Resta purtroppo il forte stato di choc causato dall’aver assistito alla morte dei nonni.
Una tragedia quella che si è consumata poco prima di mezzogiorno nel cuore di Pracchia. A perdere la vita, marito e moglie di Bagno a Ripoli, alle porte di Firenze, ma assidui frequentatori della montagna pistoiese, con, da decenni, una casa di villeggiatura nel paesino di Frassignoni: Andrea Bresci, 75 anni lo scorso 6 giugno, grande amico di Gino Bartali e presidente dell’associazione “Amici del Museo del ciclismo” dedicato al campione delle due ruote, a Ponte a Ema; e Gabriella Massini, 73 anni.
Andrea Bresci era molto conosciuto sia sulla Montagna pistiese che – soprattutto – a Firenze, per la sua grande amicizia con Gino Bartali e il suo ruolo primario alla creazione del museo che del campione del ciclismo porta il nome. Tante le attestazioni di cordoglio.
«La tragedia che ha colpito la famiglia Bresci, con la morte di Andrea e sua moglie Gabriella lascia senza parole – ha detto l’assessore fiorentino al Patrimonio e alla Cultura della Memoria Alessandro Martini – Non è facile per me esprimere compiutamente i sentimenti di sconforto, dolore e smarrimento per la perdita di due amici cari con i quali da quasi vent’anni, dopo la morte di Gino Bartali, ho avuto modo di interagire per motivi istituzionali relativi alla realizzazione prima e alla gestione poi del museo del ciclismo».
«Andrea, a parte i familiari – continua l’assessore Martini – era la persona che più aveva ricevuto affetto e vicinanza da Gino Bartali e l’aveva sempre ricambiata con appassionata dedizione alla buona causa della degna memoria da riservare a uno dei più grandi campioni, non solo di sport ma anche di vita, di tutti i tempi. Ci mancherà Andrea, anche in tutta la sua passione talvolta difficile da capire e assecondare. Una ragione in più per raccogliere un testimone di straordinaria e necessaria memoria che Andrea aveva raccolto da Gino e che oggi tocca a noi raccogliere per affettuosa riconoscenza e per doverosa testimonianza di quei valori intramontabili che hanno ispirato la vita e le eroiche gesta del campionissimo Ginettaccio». —
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