Gioco
Zogheri: la mia Fondazione vuole ascoltare il territorio
«Nei nostri organi la rappresentatività sarà garantita, farò scelte conseguenti» «Con gli enti del Terzo Settore individueremo i bisogni e cercheremo i fondi»
PISTOIA
Attenzione a farsi trarre in inganno dai modi educati e dal tono di voce pacato. Lorenzo Zogheri, dal 1° luglio presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia, non sarà una guida debole per l’istituzione-chiave di Pistoia dal punto di vista finanziario. Lo garantisce chi lo conosce da una vita: Zogheri è uno dei più importanti notai pistoiesi ma non ha ereditato lo studio di famiglia. È uno che si è fatto da sé, tenendo testa, se necessario, agli imprenditori più potenti della provincia. Insomma, tutt’altro che una controfigura.
Presidente Zogheri, lei è in carica dal primo luglio. Il 21 maggio era stato eletto dal consiglio generale. Ma da quando ha saputo che la guida della Fondazione sarebbe potuta toccare a lei?
«Ogni settembre facciamo una riunione seminariale del consiglio di amministrazione, in preparazione dei mesi successivi. A settembre 2019 figurava all’ordine del giorno anche la questione del nuovo presidente. In quell’ambito fui individuato come possibile prescelto. Per me fu una grande gratificazione: sia per il fatto che si fosse pensato a me, sia per l’approvazione riscossa da tutti gli altri membri».
La sua elezione ha sollevato critiche sulla carenza di democrazia sostanziale nelle scelte della Fondazione. Ma aldilà di questa polemica, cui lei ha già risposto, anche nel suo programma si parla della necessità di una maggior comunicazione tra Fondazione e territori...
«Io sostengo la necessità per i territori di acquisire rappresentatività in tutti gli organi, perché occorre ascoltare il territorio. Quindi è necessario che quest’ultimo sia il più possibile rappresentato nei nostri organi. Vedrete che nella lista dei consiglieri di amministrazione darò seguito a questo indirizzo».
Con il suo patrimonio di oltre 410 milioni di euro, la Fondazione è l’istituzione finanziaria più forte della provincia. A maggior ragione oggi, dopo la crisi Covid. Come si muoverà l’ente da lei diretto per limitare i danni prodotti dalla pandemia all’economia pistoiese?
«Dobbiamo sempre ricordare che operiamo nel rispetto di vincoli precisi. Ci possiamo occupare di sviluppo economico e utilità sociale ma non possiamo intervenire direttamente, come fossimo una banca. Possiamo promuovere le condizioni per uno sviluppo economico. Incentivare ad esempio gli investimenti per la valorizzazione delle produzioni, possiamo operare per fare sistema, cioè perché gli attori non agiscano come realtà separate».
Però non potete neanche esercitare un vostro autonomo potere di indirizzo: non siete un ente locale nato da una elezione popolare...
«Certo, non possiamo essere noi i registi. Ma possiamo operare perché dentro il territorio si collabori. Un esempio è il progetto Pistoia 2020 che portiamo avanti con la Camera di commercio e il Politecnico di Milano come partner. Loro hanno fatto una ricognizione della realtà produttiva di Pistoia e confermato che esprime una grande vivacità. Ecco, bisogna che questi innovatori facciano sistema. C’è una strada da percorrere, ma il percorso è inevitabile».
Dall’economia al sociale, altro campo di intervento privilegiato della Fondazione. Ha un progetto che le sta a cuore in particolare?
«Vorrei iniziare una collaborazione con gli enti del Terzo Settore, per individuare i bisogni attuali e le prospettive del nostro territorio. Su questi obiettivi aiutare a trovare finanziamenti, sia europei che regionali, e infine individuare prassi per valutare i risultati ed evitare lo spreco di risorse».
Pistoia è sempre stata dipinta come una realtà indecisa tra l’essere parte dell’area metropolitana centrata su Firenze o il fungere da cerniera verso Lucca e la costa. Lei cosa ne pensa?
«Una cosa non esclude l’altra. Anzi, la nostra peculiarità potrebbe essere proprio quella di un soggetto capace di stare tra questi due poli di sviluppo».
Terzo grande tema della Fondazione: la cultura. Lei ha vissuto l’avventura di Pistoia capitale della cultura 2017 in consiglio di amministrazione. Pensa sia stata un’occasione perduta?
«Certo si può sempre fare di meglio, ma senz’altro è stata una esperienza utile. Un’idea vincente, che ha contribuito ad aprire nuove frontiere di sviluppo per la città».
La Fondazione Caripit controlla la Fondazione Pistoia Musei e con essa gli spazi espositivi di Palazzo Buontalenti, Palazzo de Rossi e l’Antico Palazzo dei vescovi. A pochi passi, il Comune sta completando la ristrutturazione di Palazzo Fabroni come museo d’arte contemporanea. Non è possibile trovare una sinergia organica tra queste strutture?
«C’è un tavolo della cultura a cui siedono tutti gli attori del territorio. È la sede per definire una regia unica». —
fabio calamati
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