Il Tirreno

Pistoia

bilanci e prospettive 

Per il 17,2% non torneremo più alla normalità precedente

F. B.

Lo sgomento ha caratterizzato le prime settimane del lockdown durante le quali il 93 per cento del campione era preoccupato per la salute dei genitori

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La difficoltà nell’interpretare i dati di indagini sugli effetti della pandemia sulla socialità e le abitudini quotidiane delle persone dipende innanzitutto dal veloce mutamento che un evento tanto eccezionale impone alla situazione economica e politica del Paese. Durante il lockdown, ogni pomeriggio alle 18, la Protezione Civile declamava in tv dei veri e propri “bollettini di guerra”, con il numero di nuovi contagiati, quello dei deceduti e infine quello dei guariti. E tutto ciò in un clima collettivo lugubre e apocalittico, ben reso da quella simbolica immagine di Papa Francesco solo, in piedi, nell’immensa piazza di San Pietro del tutto vuota. Lo sgomento contrassegna le prime settimane, durante le quali la gran parte del campione si dice preoccupato per la salute dei propri genitori (il 93%), per quella dei propri familiari (l’80,3%) e per la propria (52,5%). Nei giorni del confinamento domiciliare, aumenta – specie per i giovani - il tempo dedicato ai social (59,2%) e allo smart working (49,6%, soprattutto gli uomini), così come quello riservato alla lettura di libri (46,5%), alla cucina (48,6%) e ai programmi televisivi (43,5%, qui soprattutto gli anziani). A cavallo fra aprile e maggio, solo una persona su tre (il 35,8%) dichiara di riuscire ancora senza sforzo a rimanere a casa, mentre l’accettazione è ancora elevata per la pratica di indossare la mascherina (69,3%) e di rispettare il distanziamento sociale (63,3%). A maggio inoltrato, con la graduale ripresa delle attività commerciali –diminuisce la preoccupazione per la situazione sanitaria (che rimane però elevata per la salute dei parenti più anziani) e cresce quella per la situazione economica, italiana ed europea. Rimane però un forte senso di cautela: il 43,7% si dice d’accordo nel riavvio delle attività lavorative ma solo dove il contagio sia meno diffuso e, fra queste, quelle che dovrebbero riaprire per ultime sono bar e ristoranti (40%) i grandi centri commerciali (il 50,2%), i cinema e i teatri e gli impianti sportivi (intorno al 60%). A metà di giugno, il 27,8% degli intervistati ritiene che non si possa tornare ad una qualche normalità prima della fine di quest’anno, una persona su tre pensa che ci voglia più di un anno (il 34%) e il 17,2% afferma che non torneremo più a una normalità come quella di prima. Spicca infine la fiducia nel Governo italiano (67,2 fra “così così”, “abbastanza” e “molta”), nelle forze dell’ordine (79,2%), negli scienziati (86,8%) e in Papa Francesco (71,8%), così come la diffidenza nei partiti di maggioranza (Pd e M5S: dice di avervi “nessuna” o “poca” fiducia il 46,2) ma, soprattutto, di opposizione (Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia: qui i disaffezionati sono l’86%). —

F. B.



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