Toscana
Il vescovo di Pistoia: dopo l’epidemia dobbiamo cambiare valori
L’omelia di monsignor Tardelli durante la messa da requiem per le vittime del Covid, la celebrazione in cattedrale davanti ad oltre cento persone
PISTOIA. «Dopo i lutti e le sofferenze portati dall’epidemia del Covid, dopo i mesi di sacrifici e difficoltà che tutti hanno subito e, in parte, continuano a subire, il rischio peggiore è che le cose continuino ad andare avanti come sempre e nulla cambi nell’organizzazione della società, dell’economia, nella gestione della cosa pubblica».
Questo il passaggio centrale dell’omelia che il vescovo di Pistoia, Fausto Tardelli, ha pronunciato domenica pomeriggio 12 luglio in cattedrale, durante la messa solenne in suffragio delle vittime del coronavirus.
Secondo il vescovo, anche la terribile epidemia è un modo con cui Dio parla alle sue creature. L’importante è che – come i semi della parabola evangelica al centro del Vangelo del giorno – questo messaggio trovi un terreno fertile e pronto ad ascoltarlo.
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E il messaggio dell’epidemia, secondo Tardelli, è appunto la necessità, da parte della comunità umana, di un ripensamento profondo del nostro vivere civile, dei valori che guidano le nostre scelte. Se non lo faremo, se il seme dell’epidemia Covid cadrà sul terreno arido o finirà soffocato dai rovi, il rischio sarà che si avvicini sempre più la catastrofe ambientale, umanitaria ed economica che certi modelli sbagliati di coesistenza rendono sempre più probabile.
Tardelli ha pronunciato queste parole davanti ad una cattedrale dall’aspetto insolito: circa 120-130 fedeli ne occupavano tutte le panche, ma ben distanziati l’uno dall’altro, come richiedono le regole anti Covid. All’ingresso, a ciascun fedele era stato consegnato un numero con l’indicazione del proprio posto. Inoltre, quasi tutti i fedeli indossavano regolarmente la mascherina. In prima fila, nei posti riservati alle autorità, la vicesindaca Anna Maria Celesti, presidente della Società della salute, e il presidente della Provincia, Luca Marmo, sindaco di San Marcello Piteglio.
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La celebrazione è stata intensa ma semplice nel suo svolgimento, punteggiata dai contributi del Coro gospel internazionale di Pistoia, guidato come sempre con maestria da Augustine Iroatulam, un medico del San Jacopo con una grande passione per la musica ed il canto. A lui – come ha ricordato lo stesso vescovo Tardelli all’inizio della celebrazione – si deve l’idea di celebrare in cattedrale una messa solenne dedicata a tutte le vittime del coronavirus.
In effetti Pistoia non aveva mai avuto un momento pubblico di incontro per abbracciare – idealmente, è ovvio – i familiari delle 38 persone decedute a Pistoia, che diventano 81 se si considera l’intera provincia. Monsignor Tardelli comunque, all’inizio della celebrazione, ha ricordato sia le vittime che le tante persone – medici, infermieri, volontari – che si sono dati da fare per arginare gli effetti dell’epidemia. «Il tempo difficile non è ancora finito – ha ammonito il vescovo – occorre avere e mantenere un atteggiamento di solidarietà. E anche rendere grazie a Dio per quello che può venire come insegnamento dalle vicende di questi mesi». Poi il Vangelo di Matteo sulla parabola del seminatore, che ha offerto lo spunto al presule per la sua riflessione sul rischio che il messaggio insito nella sofferenza di questi mesi non venga capito. —
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