Il Tirreno

Pistoia

«Quella chiesa piena di migranti parlava più di ogni predica»

diego “zoro” bianchi
«Quella chiesa piena di migranti parlava più di ogni predica»

La prefazione al libro è di Diego Bianchi, lo “Zoro” televisivo, popolare conduttore di trasmissioni come “Gazebo” e “Propaganda Live” 

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la testimonianza

diego “zoro” bianchi

«Allora? L’hai fatta poi la comunione?» mi disse sorridendo don Biancalani a fine messa. Non ricordavo di avergli già detto di non essere particolarmente avvezzo al contesto parrocchiale, né di essermi fermato al battesimo con i sacramenti; ciononostante, probabilmente per un’innata, fisiologica propensione a scardinare l’esistente e a provocare scherzosamente il prossimo, sul sacramento mancato arrivò inattesa la domanda impertinente.

Don Biancalani si stava togliendo la tonaca, io avevo appena finito di filmare la messa, in chiesa non c’era già quasi più nessuno dei pochi fedeli davvero fedeli. I fedeli davvero fedeli sono quelli che hanno deciso di continuare a frequentare la parrocchia di Vicofaro nonostante l’attività di don Biancalani o grazie all’attività di don Biancalani, reo per i fedeli meno fedeli, già fuggiti verso altre parrocchie, di aver stravolto le abitudini del posto accogliendo decine e decine di migranti.

Eppure la messa era stata bellissima, non tanto per la cerimonia in sé, che non riuscirei a distinguere particolarmente da mille altre, quanto per l’incredibile scenario nel quale si era svolta: al piano di sotto, i fedeli in preghiera e don Biancalani a officiare; al piano di sopra, decine di sacchi a pelo ammucchiati, qualcuno di questi ancora abitato da chi provava a dormire nonostante la voce del parroco.

Il colpo d’occhio era impressionante, crudo, vero, rivelatore più di ogni predica. I due ambienti si tenevano, l’uno spiegava laicamente l’altro. A dispetto delle difficoltà, del vento contrario e degli attacchi politici, don Biancalani è andato avanti, ricoprendo ruoli non suoi, colmando lacune altrui, facendo cose, dando soluzioni, come sa, come può, come sente, come sarebbe naturale che fosse, amaggior ragione se predichi il Vangelo.

Raccontare il lavoro e la tenacia di don Biancalani e dei suoi collaboratori, così come quello di tante altre simili esperienze di accoglienza e volontariato, è dovere giornalistico e morale, al fine di non dimenticare chi ringraziare il giorno in cui il vento tornerà a farci sentire tutti più uniti, a prescindere dalla fede e dai sacramenti ricevuti. —

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