L'accoglienza dei migranti a Vicofaro in un libro delle Edizioni Paoline
Esce giovedì 25 a livello nazionale “Disobbedisco e accolgo”: don Massimo Biancalani racconta la sua esperienza «per spargere semi di umanità»
PISTOIA. «E forse sarò un po’ ambizioso, ma spero che queste pagine spargano un po’ di semi di umanità. Oggi più che mai ne abbiamo bisogno».
Don Massimo Biancalani, parroco di Vicofaro, è da anni in prima fila nell’accoglienza verso i migranti, tanto da fare della sua parrocchia di Vicofaro (e dell’altra, a Ramini) un simbolo in tutta Italia della politica delle “porte aperte” agli immigrati. Le pagine di cui parla sono quelle dell’introduzione al libro che ha firmato insieme a Mimma Scigliano, giornalista e scrittrice. Il titolo è “Disobbedisco e accolgo”, il libro esce per le Edizioni Paoline, sicuramente l’editore più noto del mondo cattolico italiano.
Un doppio evento, quindi: la tormentata vicenda dell’accoglienza a Vicofaro, che tante polemiche ha suscitato, ma anche tante iniziative di controllo e (qualche volta) chiusura in via precauzionale, finisce in un libro di una casa editrice nazionale, con la prefazione di un personaggio tv popolarissimo nel mondo della sinistra (e non solo) come Diego “Zoro” Bianchi. Una dimostrazione di più che l’esperienza di Vicofaro si è guadagnata la statura di simbolo a livello nazionale.
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Ma l’evento sta anche nel fatto che a pubblicare i pensieri di don Massimo sia una casa editrice tutto sommato “ortodossa”, certo non estremista: a dimostrazione che all’interno del mondo cattolico, a Pistoia e fuori, sono tanti i modi di avvicinarsi all’esperienza di Vicofaro.
«Quando la casa editrice San Paolo mi ha proposto di scrivere questo libro – racconta don Massimo nell’introduduzione – ho pensato a quale poteva essere il suo senso. Forse, aggiungere altre parole al fiume mediatico, dal quale questa storia era già stata travolta, non sarebbe stato opportuno. Non è stato facile trovare il coraggio, sapendo che questa pubblicazione avrebbe potuto suscitare un’ulteriore bagarre di polemiche. Ma poi mi sono detto che il senso di questo libro andava oltre. Ho chiuso fuori tutto e ho pensato solo a raccontare. A narrare una straordinaria esperienza di accoglienza».
Don Massimo è stato acusato di tutto: di fare soldi sulla pelle dei migranti, di intrattenerci rapporti sessuali, quanto meno di soffrire di smanie di protagonismo. Ha ricevuto critiche e insulti a migfliaia, nonché l’ostilità dichiarata dell’amministrazione comunale pistoiese. E i rapporti con il vescovo Fausto Tardelli non sono certo idilliaci.
Ma per il sacerdote, l’esperienza di accoglienza a Vicofaro «è stata questo: l’incontro umano ed evangelico tra umanità, ricco di condivisione, di scambio e di spiritualità… Si anche di quella. Una spiritualità senza confini, che avvicina invece di allontanare. Nella nostra chiesa abbiamo avuto l’occasione di sperimentare il Vangelo e di tendere le braccia a quegli ultimi che Gesù Cristo chiama fratelli. Dietro ogni volto, ogni sorriso, ogni lacrima dei ragazzi che abbiamo accolto c’è una storia che abbiamo conosciuto e ascoltato. E l’oltre sta nell’ascolto». E ancora: «Questa esperienza ci ha dato la possibilità di comprendere il dramma di migliaia di migranti nella sua complessità e nelle sue varie articolazioni. Profondità che non si toccano, se si sta in superficie. Io e i miei collaboratori, invece, siamo stati lì in mezzo, nelle sofferenze, nei dubbi, nelle paure e nelle fragilità di queste centinaia di giovani africani che hanno varcato la nostra porta. Mi sono detto, quindi, che forse valeva la pena raccontare la storia di Vicofaro e della sua accoglienza, nella sua globalità e nelle sue mille sfaccettature. Perché credo che raccontare sia importante». —
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