Il Tirreno

Pistoia

Edilizia scolastica, ora serve un piano che parta dai territori

Daniela Fedi docente

Anche a Pistoia gli enti locali possono mappare edifici dismessi eppure idonei, con interventi durante l’estate, ad accogliere le classi 

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la lettera

La scuola è una cosa importante per i nostri amministratori locali e nazionali? Di sicuro la scuola è importante per le famiglie e il futuro del paese. La ministra Azzolina ha lanciato varie idee su come far ripartire le scuole a settembre. Ma spesso a tali proposte ha fatto seguito una tempestiva ritirata. Si è parlato di far lezione all’aperto, nel giardino della scuola o nelle piazze sotto i monumenti, di buttar giù i muri delle classi o di alternare la presenza nelle aule; infine di schermare i banchi con pannelli di plexiglass. Certo, la questione è molto complessa, e forse non è possibile trovare una soluzione che vada bene per tutte le scuole, di ogni ordine. Ma allora l’approccio migliore potrebbe essere quello di individuare soluzioni specifiche, trovandole in loco, dal confronto fra chi vive la scuola e chi governa il territorio. Chi lavora in una scuola ne conosce bene le strutture fisiche, organizzative, tecnologiche ed umane. Ne conosce le potenzialità e le carenze, sa dove sono i limiti, i bisogni d’intervento o le eccellenze. Insomma, l’idea è di trovare per ogni scuola la giusta ricetta, verificando caso per caso cosa occorre, per lavorare bene ed in sicurezza. Provincia e Comuni potrebbero implementare una mappa di edifici idonei ad ampliare l’offerta di spazi dove fare scuola, o che lo possano diventare da qui a settembre. Far ritrovare ai ragazzi l’ambiente umano, se non quello fisico, che hanno lasciato il 5 marzo, è essenziale per riprendere il filo delle relazioni, educative e di socialità, e sviluppare nuovi apprendimenti. Dividere le classi in sottogruppi per ottenere il distanziamento non può essere la soluzione. E neanche può esserlo la didattica a distanza, che è stata preziosa durante la chiusura, ma oggi i suoi limiti sono evidenti. Le disuguaglianze sociali si sono acuite e molte madri di piccoli scolari hanno dovuto dare priorità ai bisogni dei figli, mettendo a rischio il loro lavoro ed amplificando ulteriormente il gap di genere, già troppo ampio nel nostro paese. Quindi occorre passare ad una fase nuova scontando un ritardo di attenzione verso la scuola che viene da lontano. L’autonomia scolastica è una risorsa. A patto però che lo Stato fornisca gli asset fondamentali: il giusto numero di insegnanti ed edifici idonei. Sulle risorse di personale la partita è tutta a carico del Ministero, non c’è dubbio. Ma sui locali, gli enti territoriali e le istituzioni scolastiche possono fare molto. Occorrono spazi e trasporti adeguati. Infrastrutture pensate per avere più tempo scuola, non meno. Un piano straordinario per l’edilizia scolastica che parta dai territori. Su proposta degli enti locali. Che possono velocemente mappare gli edifici dismessi o inutilizzati che sarebbero idonei, con interventi durante l’estate, per accogliere gruppi classe integri, senza separazioni. Sfruttando la chiusura forzata degli istituti si sarebbe già potuto fare già molto. Ma con una buona alleanza fra scuole e territorio si può recuperare. Non perdiamo altro tempo. —

Daniela Fedi

docente

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