Italia
L'assessore Capecchi: «In via Stelvio ormai gli atti sono firmati»
«Adesso è troppo tardi per modificare la previsione di trenta alloggi sociali adottata e mantenuta per anni proprio da quel centrosinistra che ora ci critica»
PISTOIA.Assessore, cosa dice ai cittadini di via Stelvio, che oggi protestano e danno vita ad un comitato contro la costruzione di una palazzina da 30 appartamenti in un’area verde? «Che li capisco, ma che anche loro sono caduti nell’ equivoco creato da chi governava prima e ora critica» risponde l’assessore all’urbanistica Alessandro Capecchi.
«Questa amministrazione non ha fatto altro che dar seguito alle previsioni decise dai precedenti amministratori. Le convenzioni sono state approvate dal consiglio comunale a novembre e i permessi a costruire già rilasciati. Non c’è margine a questo punto per un intervento».
Ma la polemica nei vostri confronti non arriva solo dai cittadini. L’associazione Palomar, che riunisce esponenti di sinistra vicini alla precedente amministrazione ieri in una nota vi ha accusato di non avre detto nulla ai cittadini.
«A questi che ora blaterano di partecipazione – replica polemico Capecchi – vorrei dire che qui non siamo di fronte a una variante, quando siamo arrivati non c’era più nulla da discutere. Il regolamento urbanistico che prevede l’insediamento di alloggi sociali in via Stelvio è del 2013, la decisione di vendere una parte dell’area (quella su cui materialmente sorgerà la palazzina, ndr) è del 2016. Noi ci siamo limitati a dare corso a previsioni già esistenti. Addirittura, se non ci fosse stato da approvare le convenzioni, quell’operazione non sarebbe neanche transitata dal consiglio comunale».
Resta il fatto che quei cittadini hanno scoperto che una palazzina di quattro piani sarà realizzata in un’area che un cartello del Comune qualificava come “area a verde”...
«Andrebbe chiesto ai precedenti amministratori il perché dell’esistenza di quel cartello... Quella, secondo il regolamento urbanistico, non è mai stata un’ “area a verde”. Se ne immaginavano così il futuro, dopo che la prima asta era andata deserta, perché non hanno tolto l’area dal piano delle alienazioni?»
Pare poco credibile che l’amministrazione Tomasi abbia dato seguito a quella previsione solo perché era già stata individuata dai suoi predecessori. Non la ritenete valida?
«Certo l’operazione ha una sua validità. Almeno ci consente di realizzare una trentina di alloggi da affittare a canone calmierato. Il regolamento urbanistico ne prevede va molti di più, ma anche questa previsione è rimasta quasi tutta sulla carta».
Vi si rimprovera di non essere stati abbastanza esigenti nel richiedere un intervento di qualità...
«Abbiamo cercato di non far gravare troppo i costi sul privato, che è chiamato a fissare canoni di affitto calmierati».
L’associazione Palomar, nel suo intervento, chiede anche se le convenzioni e i titoli edilizi sono stati firmati in tempo, visto che il regolamento urbanistico era in scadenza...
«Sono i tecnici ad aver firmato le carte. E fino a prova contraria, gli atti sono regolari. E a questo punto di margini per tornare indietro non ce ne sono. A meno che non emergano irregolarità». —
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