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Pistoia

la lettera 

E dalla pensione Luciano Carradori punta il dito contro i dirigenti Asl

E dalla pensione Luciano Carradori punta il dito contro i dirigenti Asl

Per 28 anni in servizio nelle frazioni montane: inaccettabile che i suoi ex 1.300 pazienti possano restare senza dottore

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«Quegli stipendi da dirigente sono pagati anche dalle persone fragili di Pracchia, dagli anziani di Orsigna e Lagacci, dai malati cronici delle Piastre e Cireglio, da tutte quelle persone meravigliose che sono state per me negli anni padri, madri e fratelli amorevoli ed amati: risolvere i loro problemi deve essere il principale obbiettivo di chi governa la Sanità locale e regionale».

Non ha peli sulla lingua Luciano Carradori, per 28 anni medico di famiglia di centinaia di abitanti dei paesi della montagna pistoiese. In particolare di quei 1.300 residenti delle frazioni montane del comune di Pistoia per i quali, con il suo pensionamento, si profila il rischio di restare senza medico di base. Una questione, al centro, negli ultimi giorni, di polemiche e di incontri per cercare una soluzione: se non ci sarà qualcuno che accetterà di assumere l’incarico (eventualità che potrebbe essere ufficializzata in queste ore, come spieghiamo nell’altro articolo n questa pagina), si va dalla possibile proroga alla dottoressa che attualmente garantisce il servizio ma che non avrebbe la necessaria abilitazione per subentrare definitivamente, alla “precettazione” da parte dell’Asl di un proprio medico dipendente.

«Dopo una fase di riflessione e doveroso silenzio – spiega Luciano Carradori, 42 anni alle spalle con camice e stetoscopio al collo – ho deciso che non sia giusto esimermi da esprimere pubblicamente la mia idea sulla situazione che si è venuta a creare a seguito della, assolutamente non voluta ma inevitabile, decisione di pensionamento dal mio ruolo di medico di famiglia nelle aree di Pistoia e della Montagna pistoiese. Una situazione che tanto sta facendo discutere e preoccupare una fascia importante di persone, per le istituzioni come numero, per me come pazienti e familiari, perché questi, nel tempo, sono diventati».

Fu nel 1992 che Carradori inizio il servizio come medico convenzionato per la medicina generale nel comune di Pistoia e di continuità assistenziale in quello di San Marcello, con un particolare impegno nelle frazioni di Pracchia, Orsigna e Lagacci. Qualche anno, andò anche a sostituire il collega Carlo Affinati, storico medico Di Cireglio e Le Piastre.

«Per tutti questi anni ho consumato molto della mia vita e molte gomme sulla Statale Modenese, con sole, pioggia o neve, alla media di 70 chilometri al giorno, per svolgere quello che è stato, per me, il più bello ed entusiasmante lavoro del mondo... Credo che un medico di famiglia debba mettere al primo posto, nel suo lavoro, l’empatia, la disponibilità, la comprensione, l’ascolto, la coscienza e conoscenza professionale ed io, nel mio piccolo, è quello che ho cercato di fare».

Tutte qualità che ha dimostrato in questi mesi in cui lo ha sostituito la dottoressa Erika Velasquez , spiega Luciano Carradori della sua lunga lettera aperta: «Le tarantelle sulla sua riconferma o meno, al di là di una mancanza di rispetto verso una professionista che avrebbe avuto il diritto di atteggiamento di chiarezza da parte della dirigenza Asl per potere programmare serenamente il proprio futuro, sono assolutamente inaccettabili, incomprensibili ed ipocrite».

Carradori punta il dito contro la miope gestione dei problemi della Sanità e della carenza di medici sia ospedalieri che sul territorio. Carenze evidenziate dall’emergenza Covid e affrontate dai medici con il senso del dovere e del sacrificio personale, anche a costo della vita.

«Questa è la Sanità che a me piace, non quella degli editti e delle inutili e pesanti burocrazie, che servono solo a chi sta dietro le scrivanie, con grande preparazione politica ma scarsissima esperienza di lavoro diretto con e per i malati, con lo scopo, spesso nascosto malamente, di raggiungere obbiettivi di bilancio e incentivi a più zeri sul proprio conto corrente... Quello che è successo con me sarà, nei prossimi mesi ed anni, per un incremento esponenziale dei pensionamenti, una banale ed orribile consuetudine se certe figure dirigenziali non riusciranno a trovare degli occhiali potenti per la cura della loro cronica e purtroppo, temo, non del tutto inconsapevole, miopia». —

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