Gioco
Mille firme per dire di no al taglio netto di 41 cattedre
PISTOIA
Mille firme contro i tagli di 41 cattedre e la richiesta di incontro con il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, Mirko Fleres, per dire no alle cosiddette “classi pollaio”. Lo gridano a gran voce docenti – di ruolo e non – e genitori di tanti alunni delle scuole medie e superiori dell’intera provincia.
«Chiediamo un incontro al dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale per sapere il numero ufficiale delle cattedre accorpate nelle province di Pistoia e Prato – si legge, tra le altre cose, nella richiesta di incontro promossa da Erica Giuntoli e Rosa Russo, entrambe docenti pistoiesi – e perché siano resi noti gli istituti scolastici e le singole classi dove sono previsti soppressione o accorpamenti».
Il tutto alla luce del decreto Milleproroghe, che prevede l’incremento dell’organico al fine di migliorare la qualificazione dei servizi scolastici, di ridurre il sovraffollamento delle classi e di favorire l’inclusione di alunni e alunne con disabilità grave.
Il documento fa riferimento anche a quanto emerso dalle dichiarazioni della segretaria provinciale della Cgil, Lucia Bagnoli, rilasciata sul Tirreno il 2 giugno, secondo la quale «c’è stata poca trasparenza da parte dell’Ufficio scolastico provinciale, che dopo la metà di maggio ci ha parlato del taglio di 41 cattedre senza segnalarci quali fossero le criticità».
Una situazione estenuante, quella dell’annuncio del taglio delle cattedre, che ha fatto precipitare docenti e genitori in un abisso di incertezze e malumori. Da lì la decisione di raccogliere le firme da presentare all’Ufficio scolastico provinciale per cercare di scongiurare, il taglio di 41 cattedre. «Quest’ultimo porterà ad una contrazione del numero dei docenti e ad un accorpamento delle classi dei singoli istituti – si legge ancora nella lettera che accompagna le firme raccolte – con conseguenti problematiche relative al sovraffollamento delle aule».
Le categorie che più risentirebbero di questi tagli sarebbero in primis gli studenti «costretti in classi affollate e spesso anguste»: il personale docente di ruolo «chiamato a coprire un monte ore eccedente all’orario curricolare delle 18 ore e a gestire classi eccessivamente numerose»; e il personale docente precario «per il quale la contrazione delle disponibilità in organico corrisponde ad una riduzione delle opportunità lavorative». —
Alessandra Tuci
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