Il Tirreno

Pistoia

LA SENTENZA  

Sette anni di reclusione per il rapinatore pasticcere

Luca Tronchetti
Sette anni di reclusione per il rapinatore pasticcere

Condannato per 34 colpi tra Pistoia e Lucca l’ex artigiano di Monti di Villa Francesco Ugolini: «Volevo riprendermi i soldi che le banche mi avevano tolto»  

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Luca Tronchetti / LUCCA

Sette anni di reclusione e 2800 euro di multa per 34 rapine - tentate e riuscite - avvenute in un lasso di tempo di 6 anni (dal 2010 al 2016). Non è in aula, al momento della lettura del dispositivo della sentenza emessa dal tribunale (presidente Gerardo Boragine, a latere Michela Boi e Lucrezia Fantechi), Francesco Ugolini, 61 anni, l’ex pasticcere di Monti di Villa dove vive tutt’ora con la moglie (la suocera è deceduta) ignara delle sue gesta almeno sino al suo arresto. Il processo di primo grado si conclude dopo oltre due anni di dibattimento e 75 testimoni dell’accusa chiamati a deporre.

A presenziare in aula il legale dell’imputato, l’avvocato Tiziana Bertani, che attenderà le motivazioni della sentenza per ricorrere in Appello. Anche se la condanna è decisamente in linea sia con il reato commesso che con la pericolosità sociale di un soggetto che, in fondo, sin dal momento del suo arresto è sempre stato collaborativo con i carabinieri e il magistrato. Un soggetto che, armato di pistola palesemente giocattolo, in un tentativo di rapina andato a vuoto alla filiale di Porcari della Banca del Monte di Lucca, fugge a gambe levate quando il direttore dello sportello reagisce mostrando delle forbici e urlandogli «Vattene». Perché il bancario aveva ben capito che quel revolver era un’imitazione nemmeno ben riuscita di una rivoltella vera. Non solo. Francesco Ugolini, il 21 giugno 2013, aveva assaltato le agenzie di 4 istituti di credito, spostandosi rapidamente in sella a uno scooter, da Lappato a Porcari, da Altopascio a S. Leonardo. Una serie di raid che al rapinatore mascherato alla fine fruttarono 100 euro (Cassa di Risparmio a Lappato) con i 3 colpi successivi al Monte dei Paschi (a Porcari), l'Unicredit (ad Altopascio) e la Carilucca (a S. Leonardo) che andarono a vuoto visto che il metal detector non era entrato in azione facendo capire agli impiegati che la pistola era un giocattolo. La loro reazione bastò per farlo desistere. Tanta fatica e tanto rischio per impossessarsi i due banconote da 50 euro. Una cifra decisamente modesta che avrebbe raccolto con minor rischio e senza venir condannato a una pena importante chiedendo l’elemosina ad un semaforo.

Le banche nel mirino

Ugolini lo ha detto durante l’interrogatorio di garanzia al gip Giuseppe Pezzuti subito dopo il suo arresto e lo ha ribadito in udienza davanti al collegio quando è stato chiamato a deporre dal presidente del collegio giudicante: «Ho commesso le rapine per riprendermi quello che mi era stato tolto dalle banche. Ero sotto di trentacinquemila euro ed Equitalia mi aveva ipotecato la casa del valore di 350mila euro. Con i proventi dei colpi volevo aprire una gelateria».

Parole che non hanno lasciato spazio a dubbi e perplessità. Una confessione pena e spontanea, da cui però non traspare alcun pentimento, quella del pasticcere di Bagni di Lucca che, per questa vicenda, in attesa del secondo grado di giudizio è libero e senza obblighi. Tra le banche nel mirino del rapinatore dilettante c’era soprattutto il Monte dei Paschi di Siena per un prestito che, a suo dire, l’istituto di credito gli aveva negato a più riprese. Ma un conto è l’istituzione, un conto sono le persone che vanno a depositare i loro risparmi: i clienti. «Loro sono disgraziati come me» ha sempre ribadito l’ex pasticcere agli investigatori.

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