Sicurezza
Niente carcere grazie al percorso di recupero
Condannato per maltrattamenti ottiene la sospensione della pena subordinata alla frequenza di un centro specializzato
Pistoia
Non andrà in carcere. A patto però che continui a partecipare allo specifico percorso che, dopo essere stato allontanato di casa dal giudice, ha iniziato volontariamente a frequentare al Centro di ascolto uomini maltrattanti di Firenze, associazione che si occupa di assistenza psicologica e di recupero di coloro che sono stati condannati per tale tipo di reati violenti.
Come lui, che, ieri mattina, per maltrattamenti in famiglia e lesioni, è stato processato con il rito abbreviato e condannato a un anno e mezzo di reclusione dal gip del tribunale di Pistoia, che ha subordinato la concessione della sospensione condizionale della pena all’obbligo di continuare a farsi aiutare per superare le sue gravi difficoltà comportamentali. Il giudice delle indagini preliminari, nella sua sentenza, ha inoltre disposto la revoca della misura cautelare dell’allontanamento dalla casa familiare e quello del divieto di avvicinamento alle persone offese e ai luoghi da loro frequentati.
Misura che nei confronti del giovane pistoiese era scattata il 2 gennaio scorso – dopo che, dopo anni di scatti d’ira, offese, minacce, oggetti spaccati e tirati a chiunque fosse a tiro e anche di botte e interventi delle forze dell’ordine – il 12 dicembre precedente i famigliari (la madre, il padre e il fratello) si erano decisi a sporgere denuncia.
Quel giorno, il giovane, persa nuovamente la testa, aveva prima spaccato il vetro di una finestra con un pugno, poi preso a schiaffi e scaraventato a terra la madre e infine aggredito con calci e pugni il fratello, intervenuto per difendere la donna. Ai carabinieri accorsi sul posto – in un appartamento di Pistoia – i familiari avevano raccontato ciò che era avvenuto e, a quel punto, anche ciò che avevano dovuto subire in precedenza, da quando, circa sei anni prima, il giovane, poco meno che trentenne, da ragazzo dal temperamento tranquillo si era improvvisamente trasformato, diventando molto aggressivo nei confronti di tutti loro, spaccando suppellettili e mobili della casa e pretendendo somme di denaro.
Gli episodi violenza fisica erano via via aumentati di frequenza, circa uno al mese: l’ultimo si era verificato il 5 novembre precedente, quando aveva mandato all’ospedale il fratello con una frattura al coccige e contusioni varie alla schiena per averlo colpito con un pezzo di legno. —
Massimo Donati
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