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Pistoia, slitta al 4 giugno la riapertura del ponte della Ss 66 sull’Ombrone

M.D.
Pistoia, slitta al 4 giugno la riapertura del ponte della Ss 66 sull’Ombrone

L’Anas: il cemento del nuovo pilone si deve assestare. E sulla manutenzione l’assessore Capecchi bacchetta la Regione

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L’Anas lo ha messo nero su bianco nell’ordinanza inviata al Comune di Pistoia lunedì 25 maggio, con cui annunciava lo slittamento di 10 giorni della fine dei lavori: il ponte sull’Ombrone della variante Modenese riaprirà il 4 giugno. Il tempo necessario per far consolidare il cemento armato del nuovo pilone che è andato a rimpiazzare quello che si era letteralmente spaccato in due con una fessura verticale larga a tal punto da poterci far passare una mano.

Ad annunciare la data tanto attesa dai pendolari e anche dai residenti di Capostrada, assediati dal traffico dirottato sulla vecchia Modenese, è l’assessore alla mobilità Alessandro Capecchi, che ha colto l’occasione per rispedire al mittente le accuse mosse al Comune di Pistoia sulla situazione che si è venuta a creare.

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«Sono state dette delle falsità – spiega – Iniziamo dalle condizioni del plinto, che hanno originato l’intervento di somma urgenza di Anas, che ha chiuso il ponte dalla mattina alla sera. Per evitare situazioni molto più pericolose, come è avvenuto in altre parti di Italia, come per il ponte di Aulla, sempre in gestione ad Anas, che è crollato improvvisamente. Questo per ribadire che non è stato un cantiere programmato da tempo ma di un intervento di somma urgenza deciso da Anas. Come per l’ordinanza notificata lunedì sera che ripropone per l’ennesima volta il blocco della circolazione fino al 3 giugno. Come Comune non avremmo gli strumenti per opporci, ed è comunque meglio riportare il ponte alla sua piena funzionalità».

Quindi le accuse sulla mancanza di manutenzione nel corso degli anni. La responsabile, spiega Capecchi, è proprio l’amministrazione regionale da cui adesso tali accuse piovono sull’Anas e sul Comune di Pistoia.

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«Questo ponte è stato proprietà della Regione Toscana fino al novembre del 2018 – spiega l’assessore – Quelli che oggi agitano le persone dovrebbero chiedere a Rossi e alla Regione cosa è stato fatto per la sua manutenzione in precedenza, prima che passasse ad Anas, già in quelle condizioni. I primi responsabili sono coloro che oggi vengono a chiedere conto al Comune attraverso alcuni consiglieri regionali zelanti».

Fatto sta che non appena l’Anas ha deciso la chiusura del ponte, il Comune è corso ai ripari.

«Immediatamente, rendendosi conto della situazione, ha verificato la tenuta del Ponte Calcaiola – spiega Capecchi – Perché capite bene che dirottare il traffico da una Statale su una strada comunale attraverso un ponte non certamente adatto a reggere determinate sollecitazioni è un impresa assai ardua. Per questo è stato messo il doppio senso con semaforo, per evitare troppe sollecitazioni. Immaginate se si dovesse chiudere anche il Ponte Calcaiola le conseguenze per le persone e le attività economiche della montagna».

Sulla Statale, mediamente, circolano quotidianamente in ciascun senso di marcia 8.000 veicoli, tra cui 1.000 mezzi pesanti. E questo ha reso necessario collocare un altro semaforo a Capostrada, a causa delle due strettoie che non permettono il passaggio incrociato di tir e pullman. Semaforo che non può essere spento neppure il sabato e la domenica in quanto il ministero delle Infrastrutture, per favorire la ripresa economica, ha sospeso il divieto di circolazione dei mezzi pesanti il sabato e la domenica.

«Ci rendiamo perfettamente conto della situazione – conclude l’assessore – Possiamo solo raccomandare di spegnere i motori quando si è in fila: ciò può cambiare moltissimo le cose per i residenti, che subiscono un disagio notevole». —

M.D.


 

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