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«Mi porti un caffè?»: e arrivava la droga

«Mi porti un caffè?»: e arrivava la droga

Sgominato dai carabinieri a Montale un giro di spaccio con consegne a domicilio: in carcere due cittadini marocchini

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pistoia

«Mi porti un caffè? », «Mi servirebbe una ricarica». Ricevevano le ordinazioni via cellulare, con messaggi in codice, e la consegna avveniva in luoghi sempre diversi, per rendere più difficoltosi eventuali controlli. Una modalità che ritenevano ormai collaudata, a prova di forze dell’ordine, ma che è stata scoperta dai carabinieri di Pistoia, dopo una serie di pedinamenti e servizi di appostamento. E dopo aver messo sotto controllo i telefoni degli spacciatori.

A finire in carcere, su disposizione del gip del tribunale di Pistoia, sono stati due cittadini marocchini, di 57 e 29 anni, Mourid Abderrahmane e Ayoub Bouraada, che svolgevano la loro attività di spaccio nei pressi della stazione ferroviaria di Montale. Sono stati i carabinieri della Compagnia di Pistoia ad eseguire le due ordinanze di custodia cautelare in carcere per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti.

A fine novembre dell’anno scorso, i militari della Stazione di Montale avevano notato l’assidua presenza dei due cittadini stranieri nei pressi della stazione ferroviaria: sostavano ripetutamente all’interno della loro auto nelle più disparate ore della giornata, allontanandosi saltuariamente ma facendo sempre ritorno. Circostanza questa che faceva sospettare ai carabinieri una fiorente attività di spaccio con “consegna a domicilio”.

Sotto il coordinamento della procura della Repubblica, i carabinieri hanno iniziato quindi una serie di pedinamenti e di servizi di osservazione, e nel corso dei controlli sono riusciti ad acquisire i numeri di telefono dei due stranieri. Autorizzati dal pm titolare dell’inchiesta, sono stati quindi acquisiti ed estrapolati i dati dei tabulati telefonici, che hanno permesso agli investigatori di mettere alla luce una vasta rete di contatti telefonici riferibili a persone del pistoiese già conosciute quali assuntori di stupefacenti.

Le successive attività hanno così permesso di accertare numerosissime di cessione di cocaina e hashish con modalità sempre uguali, che i due, come detto, e ritenevano collaudate e sicure. I vari clienti inviavano le “ordinazioni” sui cellulari dei due spacciatori facendo attenzione ad utilizzare sempre un linguaggio criptico per eludere eventuali indagini. Gli assuntori infatti erano stati “addestrati” ad utilizzare frasi in codice come “mi porti un caffè?” oppure “mi servirebbe una ricarica” per indicare di volta in volta tipologia e quantità di stupefacente. A quel punto partiva la consegna, che veniva di volta in volta effettuata in luoghi diversi, sempre con l’intento di rendere difficoltosi eventuali riscontri da parte delle forze di polizia.

Più di mille le cessioni di droga accertate dai carabinieri che, nel corso dell’esecuzione delle ordinanze cautelari richieste dal pm e concesse dal gip, hanno trovato in casa degli arrestati – entrambi nullafacenti – oltre 5.000 euro in banconote di vario taglio e diversi telefoni cellulari, verosimilmente utilizzati per l’attività di spaccio. —



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