Toscana
Appello per la casa studio di Gavazzi «Un luogo da salvare, la città si muova»
Iniziativa pubblica dei tre curatori di una mostra in preparazione sull’artista. Il sindaco ha scritto alla Sovrintendenza
PISTOIA
Per circa trent’anni Giuseppe Gavazzi, artista espressione del Novecento pistoiese e grande restauratore, ha ideato le sue opere nello studio di Pieve a Celle, sulle colline alle porte della città. Tra le più celebri anche le sue sculture in legno di grandi dimensioni, esempi dello stile “non finito” che lo caratterizza, per le quali nel suo laboratorio, con una maestria che è quasi d’altri tempi, realizzava materiali, fabbricava artigianalmente attrezzi e colori. Un’attività che ha portato avanti sino a pochi anni fa. Di questo luogo, dall’aspetto quasi magico, potrebbe restare solo il ricordo: i proprietari dello studio di Gavazzi hanno infatti espresso la volontà di riprenderne possesso. E in città c’è chi teme che quel patrimonio possa andare perduto per sempre.
È il caso di Domenico Asmone, presidente della Brigata del Leoncino, e di Maurizio Tuci e Franco Benesperi: i tre sono curatori di una mostra antologica su Gavazzi che avrebbe dovuto tenersi in autunno e che è stata rinviata per l’emergenza Covid. In una lettera aperta i tre parlano di «possibile grave perdita di un punto di riferimento artistico e culturale per Pistoia e per i pistoiesi», ricordando le caratteristiche di quel luogo così come sono state descritte giorni fa da Mario Ruffini, studioso e compositore, sul Corriere fiorentino.
«L’affresco delle Quattro stagioni che campeggia su una delle pareti esterne presenta al visitatore un’anteprima del concentrato della storia dell’arte che sta per contemplare – scrivono – è l’inimitabile firma di un percorso d’arte e di vita, custode insieme della memoria antica e presente, di un’attività creativa da non poter perdere per nessun motivo al mondo. Le bocce di colori, polveri anche preziose, scrupolosamente ricercate e conservate da Giuseppe, gli strumenti di lavoro appesi ritmicamente a una delle pareti, i grandi bronzi, le ceramiche... il caminetto. Per chi ha avuto la fortuna di frequentarlo per anni è un vero colpo al cuore sentire che tutto ciò potrebbe non esserci più».
I curatori stanno progettando per il Comune una grande mostra con cento opere tra sculture, dipinti, disegni e ceramiche, da esporre in 12 sedi cittadine. «Anche il sindaco, Alessandro Tomasi, ha preso posizione informando la città nell’ultima commissione cultura – aggiungono – auspicando che la Soprintendenza possa vincolare la casa studio al patrimonio artistico della città. Come co-organizzatori della mostra appoggiamo con forza la richiesta».
Dal Palazzo comunale fanno sapere che il sindaco ha scritto alla Soprintendenza, ritenendo necessario un suo parere sulla questione. Che è complessa: lo studio era concesso in comodato d’uso dai proprietari già da diversi anni, sulla base di un accordo verbale. Sul tema Massimo Gavazzi, figlio di Giuseppe, ha preferito non intervenire.
«L’artista aveva lì un deposito, un laboratorio dove svolgeva attività in maniera anche saltuaria – spiega invece il legale dei proprietari, Michele Esposito – tutto, poi, è cessato due anni fa. Ma lui non ha mai vissuto in quegli spazi. E l’accordo prevedeva che il bene sarebbe tornato in mano ai proprietari se la famiglia ne avesse avuto bisogno, o se fosse cessato l’interesse all’uso da parte del comodatario». Secondo Esposito la proprietà, dopo il cedimento di una trave, necessiterebbe di liberare i locali anche per effettuare lavori per la messa in sicurezza del tetto. Mentre sulla questione della «valorizzazione dell’arte delle opere e del nome dell’artista non ha nulla da eccepire – spiega il legale – spetta alle autorità competenti, ma non può andare a discapito della proprietà privata. L’affresco, invece, può stare dov’è e si può parlare di forme per la sua valorizzazione». –
Giulia Gonfiantini
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