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Baristi all’erta: pronti a ripartire il 18 «Ma ci devono dare delle regole chiare»

Fabio Calamati
Baristi all’erta: pronti a ripartire il 18 «Ma ci devono dare delle regole chiare»

Il nodo da sciogliere è soprattutto quello delle misure di sicurezza al bancone. «E bisognerà vedere la reazione della gente»

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PISTOIA

Son tutti lì che attendono. Chiarimenti, linee guida, indicazioni precise, per favore. I baristi pistoiesi hanno una gran voglia di riaprire i battenti il 18 maggio, come il governo pare intenzionato a concedere. Sarebbe puro ossigeno per piccole e piccolissime aziende che hanno attraversato in apnea gli ultimi due mesi di lockdown. Ma, prima di tutto, vorrebbero capire che cosa sarà possibile fare e cosa no.

Uno di questi è Pino Treno, popolare gestore del Caffè Duomo, a due passi dal Comune e dal tribunale. «Bisogna vedere cosa si intende – dice – se in un bar di 40 metri quadri possono starci al massimo due persone per volta, allora questa apertura conta come il due a briscola. Se invece consentono un certo movimento dentro al bar, pur con tutte le misure di sicurezza necessarie, allora è una cosa buona anche per noi gestori».

Il Caffè Duomo ha anche la possibilità di sfruttare una fetta di piazza. «Sì, io ho quattro tavoli, pare sia possibile raddoppiare lo spazio, per questo ringrazio il sindaco. Tra l’altro alla fine del prossimo mese dovrebbero finire anche questi lavori (il cantiere per l’installazione in via XXVII Aprile di una postazione di cassonetti interrati, ndr) e l’aspetto della piazza così dovrebbe tornare quello di sempre. Insomma, per il 18 spero di farcela a riaprire».

Dall’altra parte di piazza del Duomo, Valerio Chesi del Bar Michi non nasconde le sue perplessità. «Per ora – dice – non c’è niente di ufficiale su come ci faranno riaprire. Penso che tornare alla normalità sarà difficile, almeno le voci non promettono bene». Anche qui il problema principale è quello degli spazi tra cliente e cliente. «In questa sala principale – continua – di solito c’era pieno zeppo di gente. Se dobbiamo rispettare la distanza di 1,8 metri, al massimo ce ne entrano due. Certo, fuori ci dovrebbe essere la possibilità di allargarsi con i tavolini. Vedremo, bisogna vedere la reazione della gente: c’è tanta voglia di tornare al bar, ma anche tanta paura».

Cambiando piazza, il motivo non cambia. «Voci tante, ma notizie chiare non ce ne sono – sbotta dietro la mascherina Alessia Galli del Caffè Le Blanc, sulla Sala. «In che modo potremo aprire? Quanti potranno stare nel bar? Uno solo? Due? E i tavoli, a che distanza? Dateci direttive chiare, chi tira su la saracinesca vuol essere sicuro».

Anche perché, come osserva Paola Abate, commessa alla pasticceria Da Armando, «si rischia di prendere delle multe». «Ancora – aggiunge – non siamo organizzati per riaprire, ci vorrà qualche giorno. Ci vorrà molta chiarezza. Comunque riaprire è già importante, noi abbiamo fatto le consegne a domicilio, ma con quelle ci si pagano giusto le bollette della luce». —

Fabio Calamati

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