Gioco
Con i bar chiusi la torrefazione Moka J-Enne ha ridotto la produzione: "Ma non ci arrendiamo"
L’imprenditore Cappellini si augura una rapida riapertura, però teme gli effetti del distanziamento sociale
PISTOIA. Che cos’è questo caffè? Scriveva a metà del Settecento l’illuminista Pietro Verri a proposito dell’omonima rivista letteraria, mentre il filosofo Montesquieu sosteneva che il caffè fosse l’unico luogo dove il discorso era capace di creare la realtà, dove potevano nascere piani giganteschi, sogni utopistici e congiure anarchiche senza che si dovesse lasciare la propria sedia. Ed ancora l’amata bevanda è stata protagonista nel titolo della famosa commedia di Goldoni intitolata “La bottega del Caffè”. Ma la storia potrebbe proseguire ancora a lungo.
Un caffè lungo o corto, macchiato o schietto, in tazza grande o in tazza piccola, non è solo una semplice abitudine, ma racchiude una lunga tradizione tutta italiana, capace di unire la socialità delle persone, con la cultura o con un rito irrinunciabile.
In molti stanno già sicuramente pregustando nuovamente una colazione al bar, un incontro tra amiche, un appuntamento letterario nel posto del cuore, ma dovremo aspettare ancora, così continuano a crescere le preoccupazioni nel settore.
La Torrefazione Moka J-Enne di Pistoia, guidata da Andrea Cappellini, può vantare un’esperienza in questo ambito sin dal 1878 ed il suo marchio di altissima qualità, con la denominazione Made in Tuscany, è tra i più antichi d’Italia. La ditta gestita dal famiglia Cappellini, sotto la guida del padre Roberto e dei figli Andrea e Claudio basa la propria attività lavorando con bar, ristoranti e pasticcerie ed offre lun grande assortimento di caffè in grani, macinato, capsule, cialde, ginseng, cioccolata e molti innumerevoli prodotti analoghi.
«Noi siamo un’azienda in prima linea sullo tsunami in corso – ha sottolineato Andrea Cappellini – Forse le conseguenze più pesanti non sono ancora arrivate, visto che noi saremo tra gli ultimi a ripartire. Adesso siamo attivi per circa un 5% della nostra produzione, il personale è ridotto e lavora a rotazione, considerato che stiamo vendendo solo ad alimentari, supermercati ed eventuali privati. I nostri undici agenti attivi soprattutto nel centro nord della Toscana sono fermi e siamo molto preoccupati».
«È infatti un disagio non solo economico, ma anche psicologico – ha proseguito – visto che in una piccola azienda come la nostra i rapporti sono stretti. E poi ci sono da considerare anche la paura e la diffidenza che continueranno a persistere dopo la riapertura».
«La distanza sociale – ha spiegato Cappellini – non si adatta bene con gli ambienti aperti al pubblico. Alcuni nostri clienti si stanno orientando per organizzare le prenotazioni e per l’asporto. Inoltre dovranno essere valutate la burocrazia e il contingentamento previsti, visto che eventuali lunghe file, ad esempio, per una colazione al bar potranno essere un forte disincentivo. Nel nostro settore c’era già un’alta concentrazione e potremmo prevede una concorrenza tale da condurre ad una sorta selezione darwiniana. Il rischio è quello di far scomparire attività sane per un eccesso di contingentamento. Gli scenari non sono molto rosei e spesso prevalgono sentimenti di rabbia e sconforto, poiché adesso siamo solo spettatori impotenti».
Tra le soluzioni prospettate un temporaneo spostamento sul consumo domestico e sull’e-commerce.
«Ci stiamo impegnando – ha concluso l’imprenditore – per ristrutturare leve di vendite su altri canali, però, allo stesso tempo ci auguriamo che ci sia il ripristino della normalità. Il nostro impegno sarà quello di cercare di superare insieme ai nostri clienti questo periodo». –
Elena Guerri
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