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la camera penale 

«L’emergenza non sia la scusa per uccidere il dibattimento»

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Il presidente del Tribunale di Pistoia Maurizio Barbarisi lo ha ripetutamente sottolineato: fondamentale nella gestione dell’emergenza è stato il contributo e la collaborazione da parte dell’avvocatura pistoiese. «Un interlocutore prezioso. Abbiamo collaborato e continuiamo a collaborare perché abbiamo lo stesso obiettivo, far funzionare l’amministrazione della giustizia, anche se con ottiche diverse. Abbiamo avuto un grosso aiuto dagli avvocati e li abbiamo ascoltati ogniqualvolta avevano suggerimenti e istanze da proporre».

Ciò non toglie che anche a livello locale, le preoccupazioni nei confronti dell’introduzione del processo da remoto siano palpabili. In primis, quella che – spiega la Camera penale di Pistoia, presieduta dall’avvocato Giuseppe Castelli – «si stia utilizzando il Covid-19 e i suoi effetti nefasti per convincere tutti che recitare il de profundis del “dibattimento”, così come la nostra Costituzione lo intende e il codice lo regola, sia l’unica via per cominciare a risolvere i problemi del processo penale».

Secondo gli avvocati penalisti pistoiesi, amministrare la giustizia a distanza, in questa fase di grandissima difficoltà, può sembrare una scelta necessaria, ma può rivelarsi invece un rischio enorme.

«La smaterializzazione del processo penale e del dibattimento – spiega la Camera penale – sono logiche lontane da ogni tutela di diritto compiuto, sia esso di fonte nazionale che sovranazionale. Il processo è dialettica in presenza, il processo si fa in aula ed anzi è l’aula. Percepire e far percepire al giudice le incertezze o le titubanze che si traducono nella gestualità del teste sottoposto a controesame, comprendere se il giudice stia prestando attenzione ad un passaggio che la difesa ritiene essenziale nella dinamica dell’incombente istruttorio, poter conferire de visu col proprio assistito, che può dare senso compiuto a qualche risposta criptica del teste e stimolo ad ulteriori domande o ad una conclusione strategica: questo è il dibattimento».

Per questo, i penalisti pistoiesi, per spirito di servizio, sono pronti a derogare a certi principi imprescindibili del diritto di difesa, ma entro limiti temporali ben definiti. No al processo da remoto come prassi anche dopo la fine dell’emergenza sanitaria.

«La nostra Camera penale intende ribadire che nessun dibattimento debba e possa essere celebrato “a distanza” e che non accetterà passivamente, nel rispetto della legge e del proprio ruolo, che si faccia strame del processo penale e dei principi del giusto processo. Anzi, ciò che dovrà essere fatto sarà far capire a chi amministra la giustizia che solo razionalizzandola, gestendo nel migliore dei modi gli addetti agli uffici, valorizzandone le competenze e, perché no, controllando l’efficienza di ognuno, a tutti i livelli, si potranno evitare tutte quelle storture e mancanze che oggi, ipocritamente, si vuol tentare di far credere risolvibili violando i basilari principi di giustizia, sanciti anche dall’articolo 111 della Costituzione». —

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