Il Tirreno

Pistoia

LE TESTIMONIANZE

Le infermiere di San Marcello: «Vinciamo col lavoro di squadra»

Le infermiere di San Marcello: «Vinciamo col lavoro di squadra»

Il personale sanitario racconta la riorganizzazione del reparto a tempo di record,  l’utilizzo dei dispositivi di sicurezza, la cura dei pazienti e il rapporto con i familiari 

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Le infermiere del presidio di San Marcello raccontano la loro esperienza professionale e umana. Ecco la loro toccante testimonianza e i loro vissuti in queste lunghe settimane per capire che anche il Covid-19 «si vince con il lavoro di squadra». Le testimonianze sono state raccolte dalle coordinatrici infermieristica, gestionale e di reparto, rispettivamente le dottoresse Erica Gualtieri e Cristina Avere.

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«Il 25 marzo – spiegano – la Medicina del presidio di San Marcello si è convertita in reparto di Cure Intermedie Covid-19: in meno di 48 ore il reparto è stato riorganizzato, suddiviso in percorsi (zona verde, zona gialla e zona rossa), dotato di telecamere donate dal Comune di San Marcello Piteglio e dalle associazioni di questa zona montana. Abbiamo contestualmente eseguito la formazione sull’utilizzo dei dispositivi di sicurezza, e ipotizzato nuovi piani di lavoro per renderlo ancora più efficiente.

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Ad un mese da questa rivoluzionaria conversione, abbiamo imparato che di diverso ci sono solo gli “scafandri”, che hanno sostituito le nostre comuni divise e la preoccupazione di infettarsi, che razionalmente dovrebbe essere sempre presente nella nostra attività, ma che comunque ora è più pressante e diventa ancor più esasperante quando torniamo a casa e ci rapportiamo con i nostri cari, talvolta fragili. Veronica racconta che si è isolata dai suoi affetti, proprio per proteggerli, e Rosita riferisce con disagio che talvolta, a causa del suo lavoro da infermiera, avverte diffidenza, quasi emarginazione nei propri confronti da parte delle persone. L’attività infermieristica si basa principalmente sul prendersi cura ed è questo che continuiamo a fare: idee, emozioni, angosce e speranze ci accomunano ai nostri malati, che come noi sognano di rivedere un volto amico, sentire sulla pelle un raggio di sole. E il nostro lavoro che si basava sul contatto, sulla vicinanza non è diventato un lavoro più asettico, non ha mutato la sua essenza, perché la battaglia si vince prendendosi cura delle persone».

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«Le visite dei familiari non sono consentite – proseguono le infermiere – e allora abbiamo ricavato un breve tempo in cui facciamo fare ai pazienti le videochiamate con i loro ai familiari. Anche queste attenzioni si aggiungono al percorso di cura».

Guardare al futuro con una nuova consapevolezza professionale, fieri sempre e comunque di essere infermieri: «Sandra dice che questo periodo vuole ricordarlo come un periodo basato sul senso di responsabilità e sul valore degli altri e teme che alla fine della pandemia questo senso di solidarietà ci potrà mancare; Cristina è orgogliosa del suo team che ha veramente fatto squadra in questo particolare momento e sottolinea l’importanza della sanità pubblica che si è fortemente attivata al fine di dare risposte anche non ospedaliere a questa patologia, ricordando che il setting di cure intermedie attivato nel presidio Lorenzo Pacini, è dedicato a pazienti stabili clinicamente, ma non ancora negativi ai test virologici. La “squadra” è dunque unita e motivata a partecipare a questa battaglia, ma auspica un veloce ritorno alla situazione precedente».

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Da sottolineare che il personale sanitario – sia al San Jacopo di Pistoia che al Piot di San Marcello – ha avuto un’attenzione particolare a quei coniugi, spesso anziani, ricoverati entrambi ma in reparti diversi. Ebbene, quando è stato possibile, il personale infermieristico insieme agli operatori socio sanitari ha riunito le coppie, marito e moglie, durante la degenza. I primi ad essere stati riuniti nella stessa stanza al San Jacopo sono stati due anziani pistoiesi, entrambi affetti da Covid-19: lui ricoverato in setting B e lei a malattie infettive. Infermieri e operatori socio sanitari hanno organizzato il trasferimento “a sorpresa” nella stessa stanza del marito e quando i due coniugi si sono ritrovati, dopo giorni, si sono lungamente abbracciati tra la commozione del personale. Ora la coppia è a casa, per continuare le cure a domicilio. –

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