Il Tirreno

Pistoia

il grido d’allarme 

I ristoratori chiedono aiuti immediati e consegnano le loro chiavi al sindaco

I ristoratori chiedono aiuti immediati e consegnano le loro chiavi al sindaco

Gesto simbolico in piazza del Duomo dopo il flash mob sulla Sala: «Le nostre attività rischiano di non riaprire mai più»

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PISTOIA

Un gesto simbolico, ma carico di tutte le preoccupazioni per il futuro che in questo momento gravano sulle loro spalle. Sono stati una quarantina i ristoratori pistoiesi che nella mattina di ieri, in piazza del Duomo, a Pistoia, hanno consegnato le chiavi dei loro locali al sindaco di Pistoia. Dopo il flash mob della sera precedente nel comparto della Sala – un singolo tavolino apparecchiato davanti ai loro ristoranti, in cui le luci accese illuminavano la desolazione – si sono ritrovati davanti a Palazzo di Giano per chiedere aiuto. Un aiuto concreto a livello nazionale per le loro attività che rischiano di non riaprire più. Il poter tirare su le serrande il primo giugno per poi accogliere nel locale soltanto un risicato numero di clienti a causa di distanze di sicurezza impraticabili, significherebbe solo rinviare la morte di un paio di settimane: gli incassi non basterebbero neppure a pagare i salari dei dipendenti. Secondo i ristoratori – non solo del centro storico cittadino – servono misure economiche di sostegno, che consentano di poter riaprire non il primo giugno ma quando sarà possibile farlo senza rimetterci: perlomeno la cancellazione della tassa del suolo,ma anche un sussidio che permetta di pagare le spese fisse e, soprattutto, di mantenere le famiglie.

Al sindaco Alessandro Tomasi i ristoratori hanno consegnato una lettera e un documento con quelle che sono le loro proposte: azzeramento delle imposte locali e della accise sulle utenze almeno per i mesi nei quali non si è goduto dei servizi per causa dell’emergenza epidemiologica.

«La completa sospensione delle attività per il periodo di emergenza epidemiologica rende irragionevole ed ingiusto richiedere alle imprese il pagamento di servizi di cui non si è beneficiato e beni di cui non si è goduto», spiegano i ristoratori, riferendosi, ad esempio, alla Tari per i rifiuti non ritirati e alla Cosap per il suolo pubblico non occupato.

E chiedono uno sconto sulle imposte locali per tutto il resto dell’anno:«I contratti per la gestione dei rifiuti, per quanto vincolati, devono poter prevedere una riduzione del livello di questo ramo dei servizi in una situazione di emergenza come questa».

Nonché la sospensione di tutti gli eventi che si trasformano in una grande vendita di street-food: «Una concorrenza sleale verso chi opera sul territorio tutto l’anno. Dovreste invece permettere a chi ha locali piccoli di poter lavorare anche all’esterno permettendo deroghe all’uso dei tavoli sul selciato e permettendo a tutti di poter tenere aperto il proprio locale e i propri dehors dopo la mezzanotte».

E per incentivare i clienti a raggiungere il centro storico, i ristoratori chiedono che possano farlo in auto, spegnendo i varchi della ztl e con un accordo con i garage della zona per tariffe calmierate. —



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