Toscana
Formazioni Silvano Fedi Gli uomini e le gesta secondo Roberto Daghini
PISTOIA
Quest’anno il 25 aprile, per Pistoia, ha un significato diverso, perché ricorre il centenario della nascita del capo partigiano libertario Silvano Fedi. Per ricordarlo, lo storico Roberto Daghini, dopo lunghe e accurate ricerche, ha scritto un libro sulla figura di Fedi. È già stampato, avrebbe dovuto essere presentato in questi giorni, ma l’epidemia di coronavirus ha bloccato tutto. Almeno temporaneamente.
«Silvano Fedi – dice Daghini – è una figura leggendaria della Resistenza pistoiese. Di estrazione borghese, riuscì con intelligenza ed astuzia a formare un gruppo di partigiani composto da uomini appartenenti ad ogni classe sociale. Per la sua autonomia dal Cln (il Comitato di liberazione nazionale, ndr) e la sua intransigenza morale, Silvano spesso si scontrò all’interno della stessa Resistenza. Morirà il 29 luglio 1944 a Montechiaro, in comune di Serravalle, in un agguato mai chiarito».
Ma il libro di Daghini è dedicato anche ad un altro capo partigiano. «Sì, ho parlato anche di Antonio Aristide Benedetti. Residente a Ponte Buggianese, insegnante, di espressione borghese, di idee social-mazziniane, aveva aderito al movimento dei fratelli Rosselli di Giustizia e Libertà. Durante il fascismo nel suo studio a Pistoia si svolgevano tutte le riunioni di antifascisti. Dopo la caduta del regime riuscì a formare alcune squadre partigiane nella zona di Ponte Buggianese che poi presero il nome di Silvano Fedi».
Daghini spiega che proprio per onorare le due figure, l’Anpi di Pistoia e la sezione di Serravalle hanno aderito alla sua richiesta e promosso la stampa del libro.
«Lo studio – riprende Daghini – è stato fatto, con documenti inediti dell’Archivio centrale dello Stato. Oltre alle biografie dei partigiani, in gran parte inedite, e ricavate dai fascicoli di riconoscimento, è stato possibile conoscere aspetti poco noti, come il ruolo dei servizi segreti inglesi e italiani, l’apparato informativo delle due formazioni, la carriera militare dello stesso Silvano Fedi, il mistero dei fratelli ebrei Cevidalli. Oltre a ciò è stata fatta piena luce su alcuni episodi tra cui tra i più significativi lo scontro in Valdibrana e il ruolo dell’informatrice tedesca detta la “Torinese”. La quale era riuscita, grazie alla sua conoscenza del tedesco, a evitare alcune fucilazioni. Arrestata dai partigiani del gruppo di Iano, fu poi liberata dagli inglesi. Nuovamente fermata nel maggio del 1945 per ordine del procuratore Lacava, fu poi liberata. Tornerà a Torino, nel 1988 morirà a Schio». –
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