Gioco
Tomasi invoca regole a misura delle piccole aziende
In una lettera al presidente della Regione la richiesta di provvedimenti immediati anche per il settore vivaistico
Pistoia
Superare le questioni relative ai codici Ateco, che permettono ad alcune realtà di riaprire e ad altre no, uniformando le decisioni sull’intero territorio nazionale. Garantire un coordinamento tra i diversi livelli istituzionali, nazionali e regionali, sulle misure da mettere in campo per le riaperture delle attività economiche. Elaborare regole chiare per la messa in campo di tutte le misure di contenimento di Covid-19, volte alla riapertura delle attività in sicurezza, purché queste siano commisurate alla tipologia e alla grandezza delle attività stesse, visto che c erte richieste avanzate per le grandi realtà produttive non possono valere anche per le piccole attività.
Sono queste le richieste al centro della lettera che il sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi ha inviato al presidente delle Regione Toscana Enrico Rossi per la messa in campo della Fase 2, ovvero la ripartenza del Paese dopo il picco di contagi dal virus. Osservazioni che, emerse dagli incontri con associazioni di categoria pistoiesi e sindacati, e in vista del nuovo tavolo convocato dal prefetto Gerlando Iorio per il 23 aprile, Tomasi rivolge al governatore Rossi, affinché se ne faccia portavoce nei confronti del governo centrale.
«Ferme restando le necessarie misure per garantire la sicurezza nei posti di lavoro – ha detto Tomasi nella conferenza stampa di ieri mattina – credo sia opportuno guardare avanti e consentire, anche prima del 4 maggio, la riapertura di alcune attività».
A fronte, però, di un percorso chiaro, individuato tramite il confronto tra tutti i soggetti coinvolti, e che metta in campo protocolli standard di sicurezza.
«Non si può pensare di comparare le piccole e grandi realtà produttive per quanto riguarda la richiesta di misure per il contenimento del virus – sottolinea Tomasi – Penso alle attività artigiane o a conduzione familiare che hanno uno o due dipendenti. Bisogna per permetter loro di ripartire, magari anche solo con le consegne a domicilio. Sarebbe opportuno consentire anche a tutti gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande la vendita per asporto».
Ma soprattuto, è necessario uniformare le decisioni e fornire alle prefetture norme chiare.
«Perché non è pensabile – sottolinea Tomasi – che, pur nel grande lavoro che stanno svolgendo proprio i prefetti, si assista a interpretazioni delle norme diverse tra provincia e provincia. Come nel caso dei fiorai, che a Prato hanno riaperto e a Pistoia no».
Il sindaco si sofferma poi su un altro punto nevralgico. I cantieri edili, soprattutto per quanto riguarda i lavori pubblici.
«Anche nel nostro comune – dice – abbiamo dovuto bloccare molti lavori. Penso alle scuole, alle strade. Non è pensabile continuare a tenerli fermi in questo periodo».
Infine la questione relativa al consentire la riapertura di B&b ed hotel almeno per garantire l’accoglienza dei lavoratori in trasferta che, con la riapertura di alcune attività imprenditoriali del territorio, torneranno a Pistoia. E la crisi che sta vivendo il vivaismo. In quest’ultimo caso, la lettera, tramite le associazioni del comparto florovivaistico pistoiese, è stata inviata direttamente alla ministra dell’agricoltura Teresa Bellanova.
«Questo settore nevralgico per il nostro territorio – conclude Tomasi – è in forte crisi, soprattutto a causa del blocco dell’export. C’è bisogno di risposte immediate». –
Valentina Vettori
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