Il Tirreno

Pistoia

l’intervista 

Don Biancalani in tv a Propaganda Live: sindaco assente e ostile

Francesca maltagliati

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«La situazione è critica qui. Siamo sempre numerosissimi, circa 200 persone. Questo virus ci costringe qua nella struttura e la convivenza che fra questi ragazzi già prima era difficile, ora, che dalla mattina alla sera siamo costretti qui, è molto complessa».

Le parole sono quelle di don Massimo Biancalani, che venerdì sera è apparso in un video durante la trasmissione di La7 “Propagandalive”. Il programma condotto da Diego Bianchi ha puntato i suoi riflettori sull’accoglienza ai tempi del coronavirus, mettendo in luce le contraddittorietà di un Paese in cui chi esce in strada da solo viene messo alla berlina sui social, e nel peggiore dei casi multato e denunciato, mentre ci sono luoghi in cui decine e decine di migranti continuano a vivere a stretto contatto, luoghi in cui il “metro e mezzo di distanza” non esiste.

Dalle immagini del quartiere Saint Denis, uno dei più poveri di Parigi, girate da un videomaker italiano, Alessandro Parente, ai video degli ultimi sbarchi, fino alle riprese di luoghi nostrani, Vicofaro, quelli che la trasmissione di venerdì sera ha mostrato sono luoghi in cui non c’è distanziamento sociale, non ci sono Dpi e spesso nemmeno le norme igieniche di base.

«Fortunatamente qui nessuno ha avuto i sintomi del virus – ha continuato don Biancalani nel video – e i ragazzi sono monitorati da alcuni amici volontari medici. Purtroppo le istituzioni non ci aiutano. Il sindaco e l’amministrazione comunale non solo sono assenti, ma anche ostili, indicandoci come un potenziale problema sanitario per tutto il quartiere di Vicofaro e per la città intera. Il sindaco si è espresso con parole molto gravi dicendo che Vicofaro deve essere svuotata. Certamente non siamo disponibili a forzature. Tutto deve essere fatto su base volontaria rispettando i diritti dei ragazzi».

Dopo l’intervento di Biancalani, sullo schermo sono apparse le immagini della parrocchia, della vita di tutti i giorni dei migranti in un luogo in cui si può anche tornare a giocare una partita di calcetto, poiché il metro e mezzo di distanza non può comunque esser fatto rispettare. E i ragazzi sembrano quasi sereni. Forse per chi non ha una casa, un lavoro, una famiglia, per chi è scampato alla guerra, ai centri libici, alla fame, all’Ebola, il coronavirus non è che l’ennesima calamità e, forse, neanche la peggiore. —

Francesca maltagliati

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