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Pistoia

Paolo, l’edicolante che non molla «Poca gente, ma tengo aperto»

Alessandra Tuci
Paolo, l’edicolante che non molla «Poca gente, ma tengo aperto»

Bonacchi vende giornali in Sant’Agostino e ha mantenuto in piedi il servizio pur riducendo l’orario

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«Non è il massimo lavorare in queste condizioni, ma si fa quello che si può».

L’edicola di Paolo Bonacchi è una piccola oasi di carta stampata in mezzo al traffico di via Enrico Fermi, in Sant’Agostino. Anche se, in questo periodo, del via vai incessante di automobili è rimasto ben poco. «Gente ne vediamo il giusto, un po’ più al mattino, il pomeriggio è quasi deserto. Ma tengo aperto lo stesso».

Bonacchi è uno dei tanti edicolanti che ha deciso di non mollare nonostante l’emergenza coronavirus. «Ho deciso di aprire un pochino più tardi la mattina, intorno alle 6 e mezzo invece che alle 6 e chiudo alle 13 – spiega – il pomeriggio riapro alle 16 fino alle 18.30. In tempi normali aprivo alle 16.30 e chiudevo anche alle 19.45. I miei clienti sono quasi tutte persone che vanno a lavoro in questa zona. Ora continuo a tenere aperto ma è una tragedia. La mattina qualche cliente c’è, fino verso mezzogiorno. So che tanti miei colleghi purtroppo hanno deciso di chiudere oppure sono andati in ferie».

La domenica in genere Paolo apriva il negozio una settimana sì ed una no. «Non che la domenica ci fosse mai una grande affluenza, ma qualcosa vendevo».

Ora il silenzio di Sant’Agostino è quasi surreale. Lo smog e il rumore assordante delle auto hanno lasciato il posto ad una tranquillità mai vissuta prima. I clienti entrano uno alla volta nell’edicola di Paolo, rigorosamente con guanti e mascherina.

«Ho iniziato ad indossare le protezioni opportune già da molto tempo – tiene a precisare – ho dato delle regole sia a me che ai miei clienti: qui si entrava già un mese fa con guanti e mascherine. Chi non le aveva veniva servito fuori dal negozio».

Paolo non nasconde di avere avuto anche qualche discussione: «L’atteggiamento iniziale di alcune persone non mi è piaciuto, c’era troppa superficialità. Io ho comprato subito le mascherine chirurgiche: non venite a dire che non si trovavano perché non è vero. Io le ho sempre trovate e ultimamente le ho acquistate su internet. Ho chiesto ai miei clienti di indossarle e a volte purtroppo ho avuto anche qualche discussione. Ho sempre pensato che se in Cina tutte le persone andavano in giro indossandole vuol dire che a qualche cosa servono. Loro sicuramente sono più abituati di noi a questi tipi di contagi».

Ora Paolo ha anche acquistato un telo di nylon per creare una barriera tra lui e i clienti: «È un nylon che metterò per separare me dalle persone che entrano, non mi ha obbligato nessuno ma credo che sia un atto doveroso per me e per gli altri. Così come credo che mettersi le mascherine sia un atto di rispetto: forse non ti proteggono da un eventuale contagio da coronavirus, ma se tutti le indossassimo chi ha contratto il virus magari non lo diffonde agli altri». –

Alessandra Tuci

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