Gioco
Premi e assunzioni grazie alle mascherine
Accordo alla Fama Jersey: 300 euro netti in più nelle buste paga dei 40 dipendenti per lo sforzo produttivo richiesto
PISTOIA
Ogni crisi nasconde in sé un’opportunità da cogliere. Il luogo comune da corso di formazione per manager ha preso consistenza reale in via Settola, al confine tra i comuni di Pistoia e di Agliana, dove dal 1982 è attiva la Fama Jersey, azienda leader nella produzione di tessuto non tessuto, quel materiale con cui si fabbricano panni in microfibra, tovaglie e tappetini.
Riconvertendosi alla produzione di tessuto per mascherine anti-Covid 19, l’azienda ha aumentato la produzione, ha potuto assumere altri tre dipendenti, oltre ai 40 già impegnati, ed a tutti ha riconosciuto un bonus in busta paga di 300 euro netti.
Questo prevede l’accordo sottoscritto il 30 marzo tra la Rsu aziendale e i titolari dell’azienda, Marco e Roberta Maranghi. Una vicenda resa nota dalla Filctem Cgil attraverso un comunicato stampa firmato dal segretario Michele Gargini.
Vista la grande domanda di mascherine di protezione, l’azienda, fin dall’inizio dell’emergenza, si è attivata riconvertendo parzialmente la produzione, con modifiche alle linee produttive, per sfornare tessuto adatto alle mascherine. Ma anche altri prodotti utili alla disinfezione personale, come salviette imbevute di liquido igienizzante e gel.
«Nell’accordo sindacale – si legge nella nota della Filctem – è stato concordato che, a fronte del maggior impegno lavorativo e quindi della massima disponibilità dei dipendenti, della capacità di adattamento alle nuove produzioni nel rispetto dei protocolli di sicurezza, nonché dell’incremento della produzione, venivano erogati sulla retribuzione del mese di marzo, in pagamento nella giornata di oggi (venerdì, ndr) 300 euro netti a tutti i dipendenti. Inoltre sono state effettuate ulteriori tre assunzioni».
Una doppia buona notizia, insomma: perché un’azienda pistoiese ha visto aumentare il proprio lavoro, sia pure grazie ad un’emergenza tragica come il coronavirus, sia perché la proprietà ha diviso con i dipendenti il frutto degli sforzi compiuti da tutti, sforzi che hanno anche prodotto dei posti di lavoro in più.
«Un accordo – osserva Gargini – che sarebbe da prendere a riferimento anche nelle altre aziende che fanno le stesse produzioni sul territorio della provincia e che, a differenza della Fama Jersey, non hanno mostrato la stessa sensibilità o disponibilità a riconoscere il forte contributo dato dai lavoratori del settore per combattere la pandemia». —
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