Il Tirreno

Pistoia

L’odissea di Luca «Mi hanno stubato ma lo stesso giorno è morto mio padre»

Carlo Bardini
L’odissea di Luca «Mi hanno stubato ma lo stesso giorno è morto mio padre»

Pelagatti, 53 anni, di Pistoia, ha sconfitto la malattia Ieri è arrivato il responso del secondo tampone: negativo

3 MINUTI DI LETTURA





Pistoia

Il figlio torna a sperare lo stesso giorno in cui il padre non ce la fa a vincere la battaglia contro il maledetto coronavirus. Luca Pelagatti, 53 anni, di Pistoia, è tornato a vivere per la seconda volta lo scorso 18 marzo, quando è uscito dalla terapia intensiva al San Jacopo di Pistoia, non avendo più bisogno di essere intubato. Sarebbe stato un giorno felice se il destino non gli avesse giocato un tragico scherzo.

«Fu lo stesso pomeriggio – spiega – in cui mi dissero che mio padre, Romano, non ce l’aveva fatta, lui che era ricoverato nel reparto vicino al mio. In quel momento di grande dolore mi ha consolato il fatto che accanto lui ci fosse un’infermiera: non era solo».

Luca è stato il primo paziente Covid-19 ad essere stubato: «Ricordo che, quando attraversai il corridoio mentre mi portavano in subintensiva, i medici e gli infermieri fecero partire l’applauso».

Pelagatti è stato nella struttura alberghiera di Montecatini, quella individuata dalle autorità per ospitare i malati, dopo le dimissioni dall’ospedale, in attesa degli esiti dei due tamponi obbligatori che devono risultare entrambi negativi per il reinserimento in famiglia. Ieri Pelagatti ha ricevuto la risposta del secondo tampone (negativo come il precedente) e quindi per Pasqua potrà riabbracciare la sua famiglia, la moglie e i due figli di 21 e 17 anni.

Luca può essere orgoglioso di se stesso. Lui, che ad un certo punto ha creduto di non farcela, adesso è fuori pericolo, ma dal 9 marzo scorso ha dovuto combattere il coronavirus.

«Tre o quattro giorni – spiega – sono stati davvero critici per me. Ero sedato, il corpo immobile ma il cervello era vigile. Quindi percepivo chiaramente che in quei giorni ero sempre più debole e che stavo vivendo una situazione complicata. Ad un certo punto subentrò anche la rassegnazione. Poi una notte ebbi davvero paura di morire, mi sentivo come “partire” piano piano, ma grazie ad un’infermiera che arrivò subito da me, a seguito di un allarme dei macchinari, adesso sono vivo e posso ringraziarla di cuore».

L’odissea di Pelagatti, che per alcuni anni ha vissuto anche a Campo Tizzoro sulla montagna pistoiese, cominciò verso gli ultimi di febbraio per poi acuirsi intorno all’8 marzo quando venne portato all’ospedale.

«Già verso il 29 febbraio – racconta – accusai i primi sintomi, ma inizialmente si pensò ad una normale influenza. Nei giorni successivi le condizioni di salute peggiorarono, con crisi respiratorie e domenica 8 marzo fui portato dal 118 al San Jacopo».

Da quel giorno Luca, solo come tutti i malati Covid-19, si è battuto tenacemente contro questo virus lontano dalla sua famiglia.

«Quando vivi esperienze di questo tipo – dice – ti rendi conto dei veri valori della vita, quali sono effettivamente le cose a cui si tiene. Gli affetti sono al primo posto. Nei giorni di ricovero ti senti rassegnato, pensi che non hai avuto il tempo di salutare nessuno dei tuoi cari e ti matura un attaccamento alla vita molto più forte. L’umanità che arriva da tutto il personale ospedaliero è fondamentale quanto le cure stesse».

Per questa ragione Pelagatti desidera ringraziare tutto il personale medico ed infermieristico della terapia intensiva del San Jacopo di Pistoia, con particolare riguardo all’infermiera Angela Gariboldi. –

Carlo Bardini

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web