Gioco
«Terribile, pensavo di non farcela Ho pregato tanto è stato un miracolo»
La commovente testimonianza di Giovanni Genovesi tornato a casa dopo aver lottato 20 giorni contro il Covid-19
CASALGUIDI
«È stato terribile, pensavo di non farcela. Ho pregato tanto e credo che se sono qui sia merito di un miracolo». Parla a fatica Giovanni Genovesi. La voce è spezzata dal pianto e la commozione prende il sopravvento. Quei venti giorni trascorsi in ospedale a combattere contro il Covid-19 molto probabilmente lo hanno segnato per sempre. Rimarranno indelebili nella sua mente come ferite di una battaglia contro la quale ha combattuto con tutto se stesso. E ne è uscito vincente. «Sono stato fortunato, ma ho avuto tanta paura. È stato orribile, l’esperienza peggiore di tutta la mia vita». Una paura tangibile che lo ha fatto precipitare fino a toccare il fondo per poi risalire in superficie. Nonostante la paura, però, Giovanni Genovesi, 73enne presidente dell’Inter Club di Casalguidi, persona molto conosciuta in paese, non ha mai smesso di sperare. «La fede mi ha aiutato tanto», ripete continuamente, tra le lacrime.
Da mercoledì è a casa dopo ben venti giorni di ospedale. Tutto ha inizio con qualche linea di febbre e un po’ di raffreddore e che sembra essere solo una banale influenza. Poi la temperatura sale fino a 39 gradi, i dolori sono fortissimi. Il pomeriggio del 18 marzo l’uomo peggiora e chiama il 118. «Un’ambulanza mi porta in ospedale sul tardi, era già quasi buio – racconta – i primi giorni ho indossato un casco che mi copriva l’intero volto e senza il quale non sarei riuscito a respirare da solo».
La voce di Giovanni diventa sottile, la commozione prende il sopravvento. Ricordare quei momenti terribili è ancora difficile. «Tenere quel casco addosso è orribile – continua, facendo lunghe pause nel suo racconto – nessuno al mondo dovrebbe provare quello che ho provato io. Con il casco non senti niente, vedi e basta, dà molto fastidio. Senti solo soffiare dentro di te. È terribile».
Lo ripete di continuo. La voce in gola è quasi soffocata. «Dopo il casco ho indossato la maschera che copriva naso e bocca e con la quale mi davano tanti litri di ossigeno in un’ora, con quella sono stato meglio. Poi mi hanno messo gli occhialini solo per il naso».
Sono stati giorni lunghi e pieni di angoscia quelli di Giovanni: un calvario durante il quale l’unico appiglio è stata la preghiera e la fede in Dio. «Ho pregato tanto, chiedevo al Signore che mi potesse tirare fuori da tutto questo».
Nella stanza insieme a lui c’era anche l’avvocato Ermanno Buiani, deceduto solo pochi giorni fa. «Vedere andar via una persona... – dice Giovanni senza riuscire a terminare la frase – si immagini quello che devo aver provato dentro di me».
Uno strazio senza fine. Adesso Giovanni è a casa. Ed è in via di guarigione. «Devo rimanere ancora in isolamento, non mi devo affaticare, ma sono qui a casa mia. Sono qui nella mia camera, vedo la gente fuori dalla finestra e penso a quanto sia stato fortunato».
Un ringraziamento speciale va a tutto il reparto in cui è stato ricoverato. «Voglio ringraziare tutti, dal primario ai medici, agli infermieri e agli ausiliari che mi hanno dato tanto conforto». Poi conclude con un messaggio di speranza rivolto a tutte le persone che sono malate: «Pregate tanto e abbiate fede. Auguro a tutti di guarire il prima possibile». –
Alessandra Tuci
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