Il Tirreno

Pistoia

L’Sos degli industriali: fateci riaprire A Pistoia persi 20 milioni a settimana

Fabio Calamati
L’Sos degli industriali: fateci riaprire A Pistoia persi 20 milioni a settimana

I numeri choc della crisi da lockdown. «La salute è prioritaria, ma siamo pronti a fare tutto il necessario per la sicurezza» 

3 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA

«Fermo restando il bene essenziale della salute pubblica, quello che serve adesso è la riapertura delle aziende. Una riapertura graduale, assistita, che coinvolga i sindacati: ma è necessario riaprire». Questo l’appello di Giulio Grossi, presidente di Confindustria Toscana Nord, che riunisce le realtà manifatturiere di Pistoia, Prato e Lucca. Una riapertura che tutto il mondo confindustriale auspica per il 14 aprile, rispettando quindi la chiusura dell’attuale fase di “lockdown” dopo Pasquetta.

Grossi ha parlato in conferenza stampa via web insieme ai suoi vice Francesco Marini (Prato) e Daniele Matteini (Pistoia). L’appuntamento doveva servire per presentare il documento stilato da Confindustria Toscana Nord con le richieste “per la tutela e il rilancio del sistema produttivo”, in vista della cosiddetta “fase 2” della pandemia. Ma a far colpo sono state le cifre prodotte dai vertici confindustriali come stime sui danni che la chiusura da coronavirus sta producendo al sistema economico delle tre province.

«Il nostro Centro studi ha calcolato – parole di Giulio Grossi – che nell'area Lucca-Pistoia-Prato per ogni settimana di chiusura perdiamo 88 milioni di valore aggiunto, vale a dire di redditi da lavoro e impresa che, se non sono generati e distribuiti, cessano di essere il sostentamento di decine di migliaia di persone. Questo per tacere dei ricavi, stimabili in quattro-cinque volte tanto». Per quanto riguarda Pistoia, il valore aggiunto distrutto a settimana vale 20,5 milioni di euro.

Nel nord della Toscana, caratterizzata dalla presenza di distretti industriali molto forti, il blocco delle aziende manifatturiere corrisponde poi al blocco di interi territori: vale per il tessile a Prato, ma anche per il calzaturiero tra Monsummano Terme e la Lucchesia. Insomma, rapidamente lo stop produttivo avrà ricadute sociali pesantissime. Non a caso, come ha sottolineato Daniele Matteini, sulla stessa linea della riapertura il 14, accanto agli industriali, ci sono le associazioni degli artigiani. «Oltretutto – ha detto – per un’azienda che non ha molti dipendenti, rispettare le normative sulla sicurezza è più semplice».

E poi c’è l’export: tra Prato, Pistoia e Lucca sono tante le aziende che lavorano per l’estero e che rischiano di vedersi erose fette importanti di mercato dai concorrenti stranieri che hanno ripreso l’attività (o non l’hanno mai interrotta del tutto).

Insomma, per gli industriali è necessario riaprire prima possibile, pur con tutte le dovute cautele. «Molte misure già erano state prese in modo autonomo anche prima della chiusura – si è detto in conferenza stampa – e altre siamo pronti ad attuarle, appena verranno definite. Come ad esempio i test sierologici a tutti i dipendenti, appe na questi saranno disponibili.

Certo, ci saranno problemi. «Ma se si dovesse riaprire tra un mese e mezzo – ha osservato sarcastico Matteini – di problemi vi assicuro che non ce ne sarebbero più». Nel senso che, a quel punto, il sistema produttivo sarebbe ridotto a un cimitero. —

Fabio Calamati

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web