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Trafugava reperti archeologici incastrato dalle fototrappole

Trafugava reperti archeologici incastrato dalle fototrappole

Con metal detector e vanga era ripetutamente entrato di notte nella zona vietata dell’antico “Castel di Mura”: denunciato dai carabinieri dopo un’indagine lampo

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SAN MARCELLO

Armato di metal detector e vanga, si è ripetutamente intrufolato di notte nel sito archeologico di Castel di Mura, nei pressi di Lancisa, a caccia di reperti, ma è stato più volte immortalato dalle foto-trappole installate lungo il perimetro della zona “proibita” dall’associazione che cura la campagna di scavi.

Ad essere identificato e poi denunciato nella serata di martedì dai carabinieri della Stazione di San Marcello Piteglio al termine di un’indagine lampo è stato un cinquantenne del posto, con alle spalle alcuni precedenti di polizia e per questo già conosciuto dai militari dell’Arma.

Il reato che gli viene contestato è quello di “Ricerca di beni archeologici senza concessione”, punito dall’articolo 175, comma 1, del Decreto Legislativo 42 del 2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio).

L’indagine ha avuto inizio circa dieci giorni fa, quando un membro dell’Associazione culturale “Valle Lune”, che ha in gestione il sito archeologico di Castel di Mura, in località Lancisa, nel Comune di San Marcello Piteglio, si è presentato alla caserma dei carabinieri per denunciare che il sistema di fototrappole installato a tutela dell’area aveva ripreso un uomo che, armato di metal detector e vanga, si era introdotto all’interno palesemente alla ricerche di reperti di interesse storico da asportare.

Esaminando le immagini fotografiche consegnate dal responsabile dell’associazione durante la denuncia e quelle ricavate dalle registrazioni di alcune telecamere presenti in zona, i militari della Stazione di San Marcello Piteglio sono riusciti ad individuare il modello e il colore dell’auto utilizzata dal predatore di reperti per raggiungere la zona. E nonostante non siano riusciti a leggere completamente il numero di targa, attraverso una minuziosa attività di accertamenti tramite le banche dati, sono riusciti a risalire ad sospettato: una volta acquisita l’immagine fotografica dell’uomo, presente nell’archivio elettronico delle forze di polizia, hanno avuto la certezza che si trattava proprio di lui.

Pertanto, nel pomeriggio di martedì, i carabinieri si sono presentati alla porta di casa del cinquantenne con in mano un decreto di perquisizione domiciliare e veicolare disposto dalla procura della Repubblica di Pistoia. E all’interno dell’auto che era stata immortalata nelle foto è stata trovata tutta l’attrezzatura che l’uomo aveva utilizzato per l’illecita ricerca, composta da un metaldetector con cuffiette e un pro-pointer di marca Garrett (un metal detector palmare), una torcia analogica e una vanga da utilizzare per lo scavo.

Tutto il materiale, del valore di diverse migliaia di euro, è stato quindi posto sotto sequestro, in attesa di essere depositato all’ufficio Corpi di reato.

Sono invece tutt’ora in corso le ricerche finalizzate ad accertare se il cinquantenne abbia trafugato o meni dei reperti archeologici e, nel caso, cercare di risalire a tutti gli eventuali acquirenti che in passato potrebbero aver comprato da lui tali oggetti, classificati come beni di interesse storico artistico o culturale. —

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