Il Tirreno

Pistoia

La retromarcia del sindaco Tomasi «Sì al porta a porta per le mascherine»

Fabio Calamati
La retromarcia del sindaco Tomasi «Sì al porta a porta per le mascherine»

Il cambio di strategia dopo la bufera di critiche scoppiata sulla rete di punti di distribuzione: era troppo pericolosa

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PISTOIA

È un cambio di rotta senza precedenti, quello che, tra lunedì e ieri, è stato imposto alla macchina del Comune di Pistoia dal sindaco Alessandro Tomasi. La materia è il metodo di distribuzione delle 198.000 mascherine fornite ai pistoiesi dalla Regione. Nel giro di appena dieci ore il primo cittadino è passato dalla scelta di consegnarle attraverso una rete di oltre quaranta punti di distribuzione al recapito porta a porta sulla gran maggioranza del territorio comunale.

Un metodo, quest’ultimo, che era già stato adottato dalla maggioranza delle città capoluogo toscane e anche dai Comuni pistoiesi, ma che Alessandro Tomasi, l’altro ieri, aveva definito «non sostenibile per motivi logistici e organizzativi e per come sono stoccate le mascherine, visto che andrebbero aperte le singole scatole e le mascherine imbustate una per una».

Anche per questo si era scelto di creare una rete di punti di distribuzione, oltre 40, coinvolgendo associazioni di volontariato e Pro loco, che avrebbero dovuto distribuire, in orari e sedi prefissate, le mascherine ai cittadini. Ma perché Pistoia non si adegua alle scelte degli altri? Perché – si diceva, tra gli altri motivi – il nostro territorio è diverso da tutti, grandissima superficie e tanti piccoli centri . Impensabile fare un porta a porta capillare.

Ma quando, lunedì sera, la scelta del Comune è divenuta di pubblico dominio, si è scatenata una vera bufera di critiche sull’amministrazione. Colpevole – in sostanza – di aver scelto un sistema che costringeva le persone ad uscire di casa per procurarsi le mascherine, rischiando oltretutto di creare pericolose aggregazioni di cittadini in attesa. I primi a intervenire sui social sono stati i membri del gruppo Pd in consiglio comunale, seguiti poco dopo da un duro intervento dell’assessore regionale Federica Fratoni. «Caro sindaco Tomasi, proprio non ci siamo – le parole di Fratoni – mi spiace dover dissentire così pubblicamente, ma la modalità scelta dalla tua amministrazione per distribuire le mascherine è a dir poco improvvida».

Ma oltre a questi interventi ci sono state decine e decine di messaggi più o meno privati, telefonate e altro. E alla fine Alessandro Tomasi ci ha ripensato. Su Facebook (pare non ci siano stati altri passaggi formali), intorno alle 23, è arrivato l’annuncio della svolta. «Avevamo deciso – scrive il sindaco – di organizzare quaranta punti di ritiro delle mascherine per evitare i problemi che si sono verificati in altre città e per essere più capillari in un Comune esteso come il nostro. Alla luce delle tante segnalazioni arrivate però, soprattutto da parte di medici e infermieri, abbiamo ritenuto giusto rivedere la modalità di distribuzione delle mascherine. Siamo già al lavoro, quindi, per consegnare i dispositivi di protezione casa per casa».

E nella giornata di ieri in Comune ci si è messi al lavoro pancia a terra, dimostrando così che almeno uno dei problemi evocati dal sindaco, cioè la preparazione delle buste, era invece risolvibile.

È stato scelto lo spazio della cattedrale ex Breda, abbastanza vasto per contenere tanta gente ma facilmente controllabile. Gli spazi sono stati sanificati, un’azienda ha prestato i tavoli, altre gli scatoloni, c’è chi ha pensato all’acqua e chi alle auto da usare per i trasporti. Poi, oltre 120 volontari hanno fatto il più: in un pomeriggio di intenso lavoro, sono state preparate le buste che inizieranno ad essere consegnate nella giornata di oggi. Ai tavoli, insieme a tanti volontari delle associazioni, anche consiglieri comunali e assessori.

«Abbiamo corretto il tiro – ha commentato Tomasi – quando ci siamo accorti di avere sbagliato. Ci dispiace, ma questa è un’emergenza e dobbiamo prendere continuamente decisioni inedite. Il sistema dei punti di consegna va bene per i piccoli centri, ma non per la città. Qui useremo la consegna porta a porta, recapitando a mano le buste con le mascherine o lasciandole nelle buche della posta. Questo lavoro verrà svolto da volontari con uniformi riconoscibili e cartellini del Comune. Consegneremo una busta con due mascherine per ogni membro della famiglia. Chi fosse stato saltato o comunque non trovasse le sue, può chiamare in Comune e gliele faremo avere. Cominciamo domani (oggi, ndr) e pensiamo di farcela per quando scatterà l’obbligo di portare le mascherine all’aperto, nella giornata di lunedì». —

Fabio Calamati

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