La protesta
Cassa integrazione all’Hitachi Rail chiesta estensione fino al 22 maggio
Una domanda in via precauzionale che, se accettata, riguarderebbe 752 lavoratori in Italia oltre a quelli già a casa
PISTOIA
Si avvicina la fine della cassa integrazione per Covid-19 alla Hitachi Rail e la riapertura dello stabilimento di Pistoia (e degli altri due, Napoli e Reggio Calabria) martedì 14 aprile.
Ma la situazione di perdurante allarme per l’epidemia non consente di avere certezze su un rientro sicuro, per cui il gruppo ferroviario italo-giapponese ha chiesto un’estensione precauzionale dell’attuale cassa integrazione (iniziata il 24 marzo) fino al 22 maggio e con ampliamento ad altri 752 lavoratori, oltre a quelli già a casa. L’annuncio della richiesta è contenuto in una informativa del 3 aprile scorso.
In pratica, la richiesta dell’azienda è di poter sfruttare al massimo le nove settimane concesse dal decreto sulla cassa integrazione ordinaria per Covid-19, allargandola anche agli impiegati, che finora erano al lavoro in modalità smart working, cioè collegati da casa. Nel dettaglio, la richiesta di estensione precauzionale riguarda 326 dipendenti su 919 nello stabilimento di Pistoia, 260 su 886 in quello di Napoli e 56 su 147 a Reggio Calabria.
La diffusione dell’informativa dell’azienda aveva comportato alcune interpretazioni non corrette, secondo le quali il prolungamento della cassa integrazione sarebbe già cosa fatta. In realtà, come ha chiarito il segretario della Fim Cisl Jury Citera, l’ipotesi di prolungare la cassa integrazione per Covid-19 è, per il momento, solo un’ipotesi.
Ufficialmente i cancelli dello stabilimento di Pistoia in via Ciliegiole e quelli degli altri due stabilimenti ferroviari italiani di Hitachi Rail riapriranno il 14 aprile.
Ma nei giorni precedenti l’azienda farà una verifica della situazione, coinvolgendo anche i sindacati, per decidere cosa fare nei giorni subito dopo Pasqua. E ovviamente prima di ogni altra considerazione verranno le decisioni del governo nazionale sulla possibilità o meno di una – magari parziale – ripresa della produzione industriale.
Da un lato, è chiaro, ci sono le esigenze produttive: rispetto alle diverse commesse che Hitachi ha in lavorazione, ogni giorno perso ora sarà difficile da recuperare in estate.
Dall’altro, a venire prima di ogni altra considerazione è ovviamente la sicurezza dei lavoratori.
Proprio per tutelare al massimo le condizioni di sicurezza dei lavoratori, il 12 marzo scorso i sindacati di categoria Fim Cisl, Fiom Cgil e Uglm avevano indetto ben sette giorni di sciopero contro le modalità di lavoro comunicate inizialmente dall’azienda. Sciopero interrotto il 16 marzo, quando Hitachi Rail ha provveduto autonomamente alla chiusura dei propri stabilimenti.
Una settimana dopo, l’accordo per l’avvio della cassa integrazione ordinaria per Covid-19, inizialmente riservata agli operai, visto che per gli impiegati era stata scelta la strada dello smart working.
L’accordo del 24 marzo stipulato con la rappresentanza sindacale unitaria e i sindacati di categoria prevede che i giorni dal 16 al 20 marzo siano coperti da permessi e ferie (arretrate oppure dell’anno in corso) mentre lo “stop” produttivo sarà recuperato con una settimana di ferie in meno ad agosto e una serie di giornate di straordinario (10 sabati almeno).
Infine, in base all’accordo Hitachi ha stipulato un’assicurazione per tutti i lavoratori in relazione all’emergenza coronavirus. —
Fabio Calamati
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