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«Meglio due mesi chiusi in casa da sani che un giorno in ospedale con la paura»
Il racconto di Leonello Reali, sessantenne di Agliana colpito dalla malattia pochi giorni dopo essere andato in pensione
agliana
«Meglio due mesi chiusi in casa da sani, che un giorno in ospedale con la paura di morire». Inizia con un appello il racconto di Leonello Reali, 60enne di Agliana, dimesso dall’ospedale San Jacopo di Pistoia il 25 marzo, dopo 17 giorni di degenza trascorsi a combattere con il coronavirus.
«Quello che mi preme di più in questo momento – sottolinea – è far passare il messaggio che è importante stare a casa. Anche se non tutti se ne rendono conto, io che ho provato la malattia non auguro a nessuno di trascorrere nemmeno un giorno ricoverato per il coronavirus».
La battaglia contro il Covid-19 di Leonello Reali – molto conosciuto per il suo ventennale impegno di volontario della Misericordia di Agliana, di cui è stato anche consigliere – è iniziata l’8 marzo. Quel giorno, quando ha accusato i primi sintomi del virus, stava partendo per qualche ora di allenamento in bici.
«La mattina dell’8 marzo mi sono venute la tosse, il mal di gola, la febbre a 37,5 e ho iniziato ad avvertire dolore a un polmone. Mi hanno ricoverato e dal terzo giorno ho iniziato a respirare male. A quel punto, entrato nella fase critica della malattia, mi hanno messo il casco con l’ossigeno, che ho tenuto per tre giorni 24 ore su 24. È un’esperienza brutta: sei solo e non hai contatti con nessuno. La paura di non farcela è sempre presente in ospedale».
È stata la buona risposta alla somministrazione dell’ossigeno, ricorda Leonello, ad evitargli la terapia intensiva.
«Il casco mi ha salvato la vita: all’inizio era stata presa in considerazione anche la possibilità di intubarmi». Poi le cose sono via via migliorate.
«La fortuna è che ho sempre fatto attività fisica e sono sempre stata una persona sana. Ma nonostante questo ho rischiato. La sensazione non è quella che dà la comune influenza: con il virus ti senti veramente male e hai paura di non farcela».
Alla malattia, nei giorni trascorsi all’ospedale, si sommava la solitudine dovuta al distacco con i familiari. «Nessuno, ovviamente, poteva venire a trovarmi: nella mia stanza entravano solo medici e infermieri con gli scafandri e le protezioni».
Il 25 marzo sono arrivate le dimissioni dal San Jacopo. «Mi hanno dimesso da positivo, ma i sintomi erano scomparsi. Da quando sono uscito dall’ospedale, vivo in isolamento in un appartamento diverso da quello di mia moglie e mio figlio. All’inizio della prossima settimana mi faranno altri due tamponi e, se risulteranno negativi, potrò tornare ad avere contatti con i miei familiari».
Superata la paura, per Leonello rimangono il ricordo di un’esperienza indelebile e la profonda gratitudine per i sanitari. «Voglio ringraziare tutto il personale dell’ospedale di Pistoia. Sono persone che stanno portando avanti un lavoro importante, in cui rischiano la vita. Sono in emergenza e stanno facendo il massimo».
Quando l’epidemia sarà per tutti solo un ricordo, Leonello potrà iniziare a godersi pienamente un po’ di tempo libero in più. Dopo una vita di lavoro come tecnico dei tessuti, è andato in pensione il primo marzo, solo pochi giorni prima di accusare i sintomi del virus. –
Tommaso Artioli
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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