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«Nessun aiuto dopo la protesta e ora col virus non lavoro più»

F.C.
«Nessun aiuto dopo la protesta e ora col virus non lavoro più»

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PISTOIA

Un mese dopo la sua clamorosa protesta sulle impalcature della torre Bemporad, Stefano Barli è di nuovo un uomo disperato.

62 anni, ambulante, moglie e due figli a carico, era rimasto per ore a una decina di metri d’altezza perché gli era stato tolto il reddito di cittadinanza con cui cercava di mettere assieme il pranzo con la cena. Una decisione dovuta all’esistenza di 16mila euro di un’assicurazione stipulata da una conoscente: soldi che Barli può usare solo in casi eccezionali a favore dei figli (quindi non per le spese quotidiane) ma che sono bastati per togliergli il reddito di cittadinanza.

«Il 27 febbraio, per farmi scendere, mi fecero parlare con la ministra Nunzia Catalfo – dice Barli – che promise attenzione al nostro caso. Ma dopo un mese, qui non è cambiato nulla. Se provo a telefonare, nessuno mi risponde. E con questo virus, la mia attività di ambulante è sospesa, non guadagno nulla e non so proprio come fare a tirare avanti».

Aveva chiesto di trarre dai soldi dell’assicurazione dei figli il necessario per una tessera per fare spesa. Richiesta – dice Barli – parttita l’11 marzo, ma finora rimasta senza risposta da parte del giudice tutelare.

Un’altra speranza è nata dall’arrivo ai Comuni dei contributi alimentari legati all’emergenza Covid - 19 «Ho telefonato alla sicurezza sociale – spiega Barli – ma non sanno niente o non mi rispondono. Siamo allo stremo, ho venti euro in tasca e basta. Cosa devo fare adesso, legarmi ai binari?» —

F.C.

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