La protesta
Il grido di allarme: «Alcuni vivaisti sono sull’orlo del baratro»
Il grido d’allarme lanciato da Francesco Mati (Confagricoltura): occorre fare di più per il settore, serve un tavolo nazionale
PISTOIA. «Vogliamo ringraziare la ministra all’agricoltura Teresa Bellanova e le parole con cui ha salutato lo sblocco alla possibilità di vendita nei centri di giardinaggio e nei vivai come strumento per difenderci da questa crisi senza precedenti, purtroppo questa iniziativa rappresenta soltanto un punto di partenza per risolvere i problemi nel settore florovivaistico creati dall’emergenza Covid – 19».
Lo dice Francesco Mati, imprenditore pistoiese e presidente del settore florovivaistico di Confagricoltura Toscana. «La situazione resta assai complicata – spiega Mati –, dobbiamo pensare ad ulteriori misure straordinarie che possano aiutare le tante aziende che sono letteralmente sull’orlo del baratro. Nell’ultimo mese sul settore florovivaistico e floricolo del nostro Paese si è abbattuto un vero e proprio tsunami causato dal blocco quasi totale in entrata e uscita dei nostri prodotti con le dogane praticamente chiuse e per un settore come il nostro dove l’export è fondamentale si tratta di un gap profondo e non recuperabile se non con misure straordinarie. Ogni giorno ho colleghi che mi raccontano il dramma di aziende sane e vigorose sul punto di chiudere tutto perché, mentre i ricavi si sono azzerati, sono costrette a continuare a pagare ingenti costi di gestione. È ovvio che per chi non esporta più nulla vedere che i fiorai sono aperti è una soddisfazione poco più che morale, ma poco materiale».
«Serve quindi un grande piano di aiuti straordinario – propone Mati – che si leghi proprio a questo momento così difficile per tutti noi. Se è giusto stare in casa ad esempio, può diventare meno difficile se, stando in casa, gli italiani potessero essere incentivati a curare il proprio terrazzo e il proprio giardino, tanto più che curare il verde aiuta anche a rendere migliore la qualità dell’aria e quindi a un beneficio individuale diventa beneficio collettivo. Ad esempio potrebbe aiutare sia favorire i pagamenti online sia permettere le consegne dei prodotti a domicilio naturalmente garantendo la sicurezza sia del fornitore che del cliente»
«Ma serve un piano che riguardi – conclude Mati – anche il settore floricolo sia da impianto domestico che da impianto professionale, perché questo è il periodo in cui si realizza il 70% del fatturato e bloccarne ora capacità di attività e di vendita vorrebbe dire condannare questo settore alla sparizione».
Sulla situazione dei vivai interviene anche la senatrice Pd Caterina Bini. La quale ricorda che, in seguito ai chiarimenti del governo, «Non c’è nessun divieto al trasporto e alla vendita di piante, fiori e sementi. Questi prodotti, che rappresentano un’eccellenza italiana, potranno essere regolarmente trasportati, venduti e acquistati, senza limitazioni. Nelle precedenti settimane – prosegue Bini – io e il mio partito abbiamo sollecitato più volte attenzione e un occhio di riguardo per il settore florovivaistico, che riteniamo strategico per il nostro Paese, e siamo orgogliosi che le nostre richieste si siano trasformate in atti concreti. Insieme ai miei colleghi, stiamo lavorando a ulteriori misure, attraverso emendamenti a questo decreto e suggerimenti alla stesura del prossimo, che consentano l’estensione dei provvedimenti di alleggerimento di oneri e spese, oltre a un intervento sui danni già subiti dal settore, anche modificando norme di accesso agli aiuti e allo stesso fondo di solidarietà». –
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