Il Tirreno

Pistoia

epidemia & economia

Sono già 480 le aziende che chiedono di evitare la chiusura anti-epidemia

Fabio Calamati
Una veduta panoramica di Pistoia (foto Gori)
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Una veduta panoramica di Pistoia (foto Gori)

Tante le richieste recapitate alla commissione in prefettura. A Pistoia chiusura per tre imprese industriali su quattro

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PISTOIA. Sono già 480 le aziende pistoiesi che hanno comunicato alla commissione consultiva istituita in prefettura la decisione di proseguire l’attività anche oltre mercoledì 25 marzo, data indicata dal governo per fermare il sistema produttivo del paese a causa dell’emergenza coronavirus.
In realtà, quando ha deciso lo stop , il governo stesso ha indicato quali attività avrebbero potuto e dovuto proseguire, perché considerate essenziali. Anzi, ha pubblicato due successivi elenchi (Il secondo più dettagliato e rigido) di settori di attività classificati in base al sistema internazionale “Ateco”. Ma ci possono essere aziende ugualmente coinvolte in attività essenziali ma non individuate dagli elenchi governativi: per questo i decreti hanno previsto la creazione, presso le singole prefetture, di apposite commissioni alle quali inviare le comunicazioni di proseguimento dell’attività in deroga al divieto. Rimane poi al prefetto la possibilità di sospendere l’attività delle aziende rimaste aperte in deroga, se non vi sono i presupposti.
Per il momento, come detto, sono 480 le aziende pistoiesi che vorrebbero proseguire l’attività “dribblando” lo stop anti-coronavirus.
In prefettura fanno sapere che 130 di queste richieste sono già state esaminate. Oggi la commissione (che, oltre che da personale della prefettura, è composta da Provincia, Camera di commercio, Guardia di finanza e vigili del fuoco) tornerà a riunirsi per esaminare altre richieste. Ma presumibilmente la grande maggioranza dovrebbe avere il via libera da parte delle autorità provinciali.
Le richieste continueranno con questo ritmo? Poco probabile. L’aspettativa che si ha, infatti. è quella di aver sostanzialmente esaurito il bacino delle aziende coinvolte in un modo o nell’altro nelle filiere “essenziali”, che sono soprattutto quelle che fanno capo ai servizi pubblici. Ovviamente, era nell’interesse degli imprenditori farsi avanti per tempo, in modo da non doversi assoggettare al blocco dell’attività scattato a partire da mercoledì.
Secondo una stima di Confindustria, le aziende manifatturiere che potrebbero rimanere aperte in provincia di Pistoia sono il 25 per cento del totale, e coinvolgono il 27 per cento degli addetti. Percentuali che variano da provincia a provincia, a seconda di come è cosituito il tessuto economico che caratterizza ciascuna realtà locale. A Lucca, per fare un esempio, si prevede semaforo verde per il 35% delle aziende (molte sono collegate al settore cartario), mentre a Prato, dove domina il distretto tessile, solo il 13% del manifatturiero dovrebbe avere il lasciapassare.
Nel lavoro di scrutinio delle comunicazioni, sono state coinvolte anche le organizzazioni sindacali, particolarmente attive a livello nazionale su questo fronte, perché più aziende possibile chiudessero i battenti da mercoledì in poi, in modo da garantire la massima sicurezza contro il virus a chi lavora.

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