La protesta
Cassa integrazione in deroga per oltre 12.000 lavoratori
Il governo ha sbloccato le risorse, a giorni il via. Tra gli artigiani sono oltre 700 le aziende (per 3.300 dipendenti) che hanno fatto ricorso all’ente bilaterale
PISTOIA
Il livello delle domande di cassa integrazione e degli altri ammortizzatori sociali sta rapidamente oltrepassando il livello di guardia, a Pistoia, trascinato dal precipitare dell’emergenza coronavirus. Sono già oltre diecimila i lavoratori coinvolti nelle varie forme di cassa integrazione, con il coinvolgimento di circa 800 aziende. Almeno altri 12.000 dipendenti sono quelli stimati come interessati alla cassa integrazione in deroga, per la quale il governo ha appena assegnato le risorse alle regioni, Toscana compresa. Il totale è destinato così ad arrivare rapidamente a 22.000 dipendenti, non appena i passaggi formali per l’avvio della cassa in deroga saranno attuati (questione di una settimana circa).
Il punto lo fa il segretario provinciale della Cgil pistoiese, Daniele Gioffredi, al quale si deve la previsione di 12.000 domande di cassa in deroga (la cassa integrazione attivabile quando altri ammortizzatori sono esauriti o a copertura di dipendenti che non possono accedere ad altri strumenti). «Premesso che il governo ha sbloccato le risorse ma aspettiamo ancora le disposizioni operative del Ministero del lavoro e dell’Inps – spiega Gioffredi – la stima per Pistoia deriva da quella di 170.000 possibili interessati a livello regionale contenuta nelle tabelle del governo».
Dai numeri ipotizzati a quelli reali: il Fila, fondo integrativo per l’artigianato, ieri contava 3.322 lavoratori in “cassa”, per un coinvolgimento di 701 aziende. Solo due giorni fa i totali erano di 2.963 lavoratori e 651 aziende. Un incremento del 12% in un solo giorno. Il che fa pensare allo sfondamento del tetto delle 1.000 aziende coinvolte nel giro di poco tempo.
Insomma, la fetta di tessuto produttivo provinciale che si sta ritrovando “congelata” dall’incalzare della crisi provocata dall’emergenza coronavirus, è molto ampia. Se la fermata delle grandi imprese, come la Hitachi Rail, è ben visibile a tutti, sono centinaia e centinaia le piccole e piccolissime imprese costrette a mettere il motore in folle quando non, addirittura, a spegnerlo, per mancanza di commesse o di materie prime e forniture da lavorare.
«Tutte queste persone sono già a casa – continua Gioffredi – per cui il nostro appello alle imprese che possono farlo, è quello di anticipare loro i trattamenti che spettano ai lavoratori, a fronte dei tempi lunghi che c’è da attendersi da parte dell’Inps. Insomma, chi può, paghi. E l’istituto di previdenza cerchi da parte sua di avere tempi i più rapidi possibile. Infine, facciamo appello anche alle banche, perché intervengano soprattutto nell’erogazione dei trattamenti di cassa integrazione in deroga, con anticipazioni che sarebbero fondamentali per tante famiglie».
Gioffredi sottolinea le differenze di questa crisi con quella iniziata nel 2008. «Stavolta – dice – il primo impatto avviene direttamente sull’economia reale e rischia di provocare danni che rimarranno per anni».
E per il futuro, Gioffredi sottolinea alcuni punti. «Il primo: ovviamente sanità e scuola sono i settori in cui bisogna prioritariamente investire, alla luce anche della crisi attuale. Ma, secondo punto, si apre secondo me un grande spazio per un ritorno efficace dell’intervento pubblico in economia, soprattutto per la promozione nelle aziende di sfide fondamentali come la digitalizzazione e la transizione energetica. E questo perché, infine, pensare che il mercato ce la faccia da solo a dirigere questi cambiamenti è illusorio». —
Fabio calamati
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