Gioco
Giusto puntare sull’isolamento ma si dovevano cercare gli infetti
Un medico di famiglia parla di errori nella gestione epidemiologica: «Senza tamponi continueremo a mandare i sanitari allo sbaraglio»
la lettera
Sono un medico di famiglia e voglio intervenire sulla attuale emergenza che stiamo drammaticamente vivendo. C’è un errore che è stato fatto dall’inizio nella gestione epidemiologica, non abbiamo cercato, almeno tra le persone sintomatiche, i soggetti infettati dal Covid 19, con l’unico test che avrebbe permesso di individuare i contagiosi ed isolare loro ed i loro contatti. Si è invece agito solo con l’isolamento prima parziale, poi subtotale di zone inizialmente piccole, poi sempre più ampie fino ad arrivare alla chiusura totale del paese. Con ciò non voglio dire che questo isolamento sia stato un errore, anzi era indispensabile, ma andava affiancato alla ricerca degli infetti.
I dati statistici forniti dalla Protezione Civile ci dicono che la letalità di questo virus sembra altissima, in alcune aree addirittura superiore al 10%; questo dato porta ad una ovvia conclusione: stimiamo la letalità (numero di morti su numero di infetti) appunto sul numero dei contagiati, ma questo è completamente sottostimato. Quando questa storia sarà finita potremo fare una indagine epidemiologica su campioni di popolazione e vedremo la vera letalità che penso potrà variare dall’1% al 3%, che è sempre una percentuale alta visto la enorme diffusività della malattia e l’assoluta mancanza di una copertura anticorpale nella popolazione (è un virus nuovo).
Oggi noi vediamo o sentiamo per telefono un numero elevato di persone con sintomi respiratori e spesso febbre ed io stimo, come i colleghi con cui sono in contatto, che almeno il 90% di questi sia affetto da Covid 19, ma non facendo tamponi non abbiamo la dimostrazione della loro positività a questo virus, quindi, anche se messi in quarantena volontaria (o obbligatoria se hanno avuto contatti stretti), una volta finito questo periodo possono uscire senza avere i due tamponi negativi che sono richiesti a coloro che sono stati ufficializzati dal test, quindi non sapendo se sono ancora infettanti.
Oggi finalmente sento che questi concetti stanno comparendo nei notiziari, ma se non si faranno tamponi almeno a tutti i malati continueremo a mandare allo sbaraglio i medici ed i caregiver, inoltre i medici e chi deve andare a casa dei malati dovrà essere attrezzato come necessario.
Ultima cosa vorrei che si smettesse di differenziare chi muore di corona virus e chi muore col corona virus. Il fatto che muoiano prevalentemente coloro che hanno comorbilità non significa che sarebbero morti ugualmente, avevano certamente ancora una aspettativa di vita più o meno lunga. Sembra che qualcuno entri nella logica dell’antica Sparta dove i vecchi ed i deboli venivano gettati dalla rupe. –
SERGIO POLI
MEDICO DI FAMIGLIA
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