Il Tirreno

Pistoia

Viaggio allucinante per recuperare il figlio in Svizzera in fuga dal virus

ELIsa pacini
Viaggio allucinante per recuperare il figlio in Svizzera in fuga dal virus

«A Chiasso c’era il rischio che non mi facessero passare Così Pietro ha preso il treno e poi è passato in Italia a piedi»

3 MINUTI DI LETTURA





AGLIANA

In tempi di quarantena, i viaggi sono vietati se non in caso di necessità. E lì, alla faccia degli incalliti della giratina che forse non pensano a quanto rendano più difficili le necessità degli altri, diventano spesso un'odissea.

Quello che raccontiamo è un viaggio della speranza, strano ma necessario se dall'altra parte della frontiera c'è un figlio di 16 anni da riportare a casa. L'autostrada deserta imboccata da Prato Ovest, l'accesso più vicino ad Agliana, direzione Appennino e poi verso il Nord, profondo Nord, ricco Nord, trafficato Nord, oggi epicentro del dramma della guerra italiana al Coronavirus. Il coprifuoco dell'arteria più attraversata d'Italia fa impressione. La macchina carica di qualsiasi provvista per tirare dritto e non dover fermarsi mai se non in caso di necessità. Il plico di permessi figli di giorni di telefonate alle autorità per arrivare a Chiasso.

Se non che al confine, dall'Italia alla Svizzera non si passa, se non a piedi. Anche se da una parte c'è un babbo e dall'altra un figlio. Una scena surreale, una cartolina di questa silenziosa e subdola guerra in tempo di pace.

Sul “fronte” italiano Carlo Coda, punto di riferimento del mondo della cultura aglianese, attualmente responsabile del Teatro Moderno e soprattutto babbo di Pietro Coda. Che con le sue valigie da studente fuori sede (frequenta da quattro anni la prestigiosa Accademia di Danza di Zurigo), ha varcato il fronte svizzero a piedi per poter raggiungere il babbo e tornare a casa ad Agliana. «Io sono arrivato con mezz'ora di anticipo – racconta Carlo Coda – e mio figlio non è stato l'unico ad attraversare il confine a piedi. Ne ho visti altri 7-8 di ragazzi che lo facevano per rientrare in Italia. Cosa che, dopo la chiusura delle scuole anche in Svizzera, non è stato facile».

Il viaggio risale a qualche giorno fa, le scuole elvetiche hanno chiuso venerdì 13, più di una settimana dopo quelle italiane. La comunicazione, fatta alle 18,30 del venerdì sera concedeva due giorni per rientrare a casa. Difficile volare, troppo lunga la trafila per arrivare da Zurigo in Toscana in treno, ecco che il babbo si è messo in macchina dopo l'autorizzazione della Polizia italiana.

Ma nelle telefonate con i frontalieri svizzeri, la situazione era molto meno chiara. «Non avevano ancora ricevuto disposizioni e quindi c'era il rischio che mi rimandassero indietro – continua Coda – allora abbiamo studiato di far venire Pietro in treno da Zurigo a Chiasso e di lì avrebbe raggiunto la frontiera a piedi». Da lì, riunita la famiglia, si riparte verso la Toscana. Anche se dopo pochi chilometri, a Como, c'è la prima paletta alzata verso la macchina di Carlo.

«Io ero in regola, la Polizia è stata molto gentile- racconta- mi hanno detto che poco prima avevano fermato un ragazzo che da Londra stava tornando a Catania in scooter. All'estero non c'era la percezione del virus, ma gli italiani hanno cominciato a rientrare. Nella scuola di mio figlio, altri studenti italiani hanno dovuto fare dei giochi stranissimi per raggiungere le loro case. Cosa penso? Che quando vivi l'Europa come un posto aperto come ho sempre pensato io, sei un po' attonito di fronte alla mancata coesione di questi giorni. Non c'è stato coordinamento nemmeno per la chiusura delle scuole».

Poi il viaggio riparte: le uscite di Codogno, Lodi, Casalpusterlengo, spesso passate in fretta sulla tratta Milano- Bologna, diventano tappe impossibili da superare con leggerezza. Un pensiero, una riflessione è doverosa verso quella terra, prima comunemente associata all'hinterland milanese, e oggi stazioni della via crucis dell'Italia centro della pandemia. «In una così bella giornata di primavera- chiude Carlo- attraversare anche se dall'autostrada questi luoghi in cui sai cosa sta succedendo, è una sensazione strana. Non ho fatto né foto, né video, mi sembrava di violare qualcosa».

ELIsa pacini

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web